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Saturday, February 05, 2011

Ricordati di me !

In questo ultimo libro, Javier Echevarria prelato dell’Opus Dei invita i cristiani a innestare la santa messa nella vita di ogni giorno, rispondendo all’invito di Gesù a non dimenticarsi di Lui :“fate questo in memoria di me”. In ogni pagina del libro si coglie la ricchezza e la profondità vissuta da san Josemaria Escrivà nel celebrare e nel vivere la santa Messa. Questo grande amore per Gesù, presente nel sacrificio dell’altare e nell’Eucarestia, che ha saputo trasmettere a migliaia e migliaia di persone. Parlando della consacrazione dice:


 “E’ talmente grande quello che è appena accaduto , talmente ricco di contenuto, che la Chiesa ha bisogno di meditarlo e di esporlo nelle preghiere che seguono, per ringraziare in profondità e ricordare - unde et memores – gli straordinari benefici ricevuti. Sicuramente ci vengono in mente vari passi dell'Antico Testamento dove si cantano e si descrivono le meraviglie della misericordia divina operate nella storia della salvezza grazie all'intervento di Dio attraverso i suoi inviati. Poi, ogni volta che Israele celebrava la Pasqua, gli eventi dell'Esodo erano rivissuti come se stessero accadendo proprio in quei momenti. Non si trattava della semplice memoria di un fatto relegato nel passato: la celebrazione in qualche modo riportava quei prodigi nel presente. A maggior ragione e con piena realtà si compie l'attualizzazione del sacrificio della Nuova Alleanza. «Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, fa memoria della Pasqua di Cristo, e questa diviene presente: il sacrificio che Cristo ha offerto una volta per tutte sulla croce rimane sempre attuale»"(1).
Per questo, sintonizziamo la nostra esistenza con le finalità del Sacrificio eucaristico, nella certezza che, per i meriti infiniti di Gesù, la nostra adorazione, la nostra impetrazione, la nostra espiazione e il nostro rendimento di grazie salgono al cielo e sono accolti da Dio Padre. Così saremo in grado di imprimere queste caratteristiche alle diverse azioni della giornata, perché in Cristo persino la più pic¬cola frazione di tempo, di sforzo, di lavoro, di mortificazione, acquisisce un significato trascendente ed eterno, pieno di efficacia apostolica sulla terra. Il papa san Leone Magno insegnava che, dopo l'Ascensione, «quel che era visibile nel nostro Redentore, è passato nei riti sacri»(2).
Con la precisa indicazione , fate questo ìn memoria dì me, il Signore dava agli Apostoli l'incarico e la capacità di ripetere efficacemente le sue parole e i suoi gesti. Proprio con questo «in memoria di me» sembra dir loro: non di-menticatevi di me! Abbiate sempre presente quello che ho portato a termine per voi! Per questo, la Chiesa eleva al cielo la preghiera che la liturgia chiama anamnesi, ovvero il memoriale dell'opera della redenzione compiuta e resa attuale in modo sacramentale mediante la consacrazione. «Celebrando il memoriale del tuo Figlio, morto per la no¬stra salvezza, gloriosamente risorto e asceso al cielo, nell'attesa della sua venuta ti offriamo, Padre, in rendimento di grazie questo sacrificio vivo e santo»(3).
  Il fatto di ricordare al cospetto del Padre le meraviglie della redenzione risponde, oltretutto, a un'esigenza legata al nostro modo di essere: noi spesso dimentichiamo. In ogni Messa, la Chiesa ricorda queste grandi opere di Dio, affinché le assaporiamo con costanza ringraziando come si deve. Così, le prove dell'amore di Gesù per noi si incideranno nel profondo della nostra anima. A forza di considerarle una volta e un'altra, finiremo per diventare persone riconoscenti e penitenti.
La nostra vita, la nostra giornata intera, acquisirà la fragranza di un'«ostìa pura, santa e immacolata»"(4).

1)Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1364.
 2) San Leone Magno, Omilia LXXIU, 2, L'Ascensione (PL 54, 398), in: Idem, Omilie, Lettere, cit., p. 413.
 3)Messale Romano, Preghiera eucaristica III.
4) Cfr Messale Romano, Preghiera eucaristica 1.


Thursday, August 12, 2010

“VIVERE SECONDO LA DOMENICA” (Ignazio di Antiochia)

Sempre dal bellissimo volume "Il Dio vicino"  edito dalla San Paolo che raccoglie diversi scritti dell'allora card. Ratzinger riportiamo queste righe che sottolineano l'importanza della Domenica e dell'eucarestia ricevuta in grazia di Dio.

L'ultima cena di Gesù non fu uno dei tanti pasti che egli consumò con «i pubblicani e i peccatori». Egli la sottopose alla forma fondamentale della Pasqua, la quale afferma che tale cena deve essere celebrata nella comunità domestica della famiglia. Per questo l'ha celebrata con la sua nuova famiglia, con i Dodici; con coloro a cui lui aveva lavato i piedi, che con la sua parola e con questo bagno di perdono (Gv 13,10) aveva preparato a ricevere la comunione del sangue con lui, a diventare con lui un solo corpo. L’eucaristia non è, essa stessa, il sacramento della riconciliazione, ma presuppone questo sacramento. Essa è il sacramento dei riconciliati, a cui il Signore invita coloro che sono divenuti una cosa sola con lui; indubbiamente, essi restano pur sempre deboli e peccatori, ma sono coloro che gli hanno dato la mano e sono divenuti la sua famiglia. Per questo fin dall'inizio il discernimento precede l'eucaristia. Lo abbiamo già sentito, con toni drammatici, dall'apostolo Paolo: chiunque se ne ciba in modo indegno, mangia e beve la propria condanna, perché non riconosce il corpo del Signore (1Cor 11,27ss). La dottrina dei dodici apostoli, uno degli scritti apostolici più antichi, risalente all'inizio del secolo II, riprende questa tradizione apostolica e fa pronunciare al sacerdote, prima della distribuzione del sacramento, queste parole: «Se uno è santo, venga; se non lo è, si penta!»(*). L’eucaristia - ripetiamolo - è il sacramento di coloro che si sono lasciati riconciliare dal Signore, che sono divenuti la sua famiglia e che si sono, in tal modo, affidati alle sue mani. Per questo esistono con-dizioni per accedere all'eucaristia; essa presuppone che si sia già entrati a far parte del mistero di Gesù Cristo.

Ma anche il nesso con i pasti consumati quotidianamente dai discepoli con Gesù - l'altra delle due ipotesi citate - non risulta convincente, essendo noto che, all'inizio, l'eucaristia veniva celebrata la domenica; essa si distaccava quindi proprio dall'abitudinarietà del quotidiano, ma anche dalla modalità solita del pasto consumato in comune. Il vero punto di partenza per dare forma a quanto richiesto da Gesù fu offerto dalla risurrezione. Fu essa, infatti, a rendere possibile che egli fosse realmente presente al di là dei limiti della sua corporeità terrena e realmente potesse essere partecipato. Ma la risurrezione era avvenuta il primo giorno della settimana, che per gli ebrei era il giorno della creazione del mondo. Per i discepoli esso divenne il giorno in cui aveva avuto inizio un mondo nuovo, quello in cui con la vittoria sulla morte trovava principio la creazione nuova. Era il giorno in cui Gesù Cristo, come risorto, era entrato nuovamente nel mondo. In tal modo aveva fatto del giorno della creazione il suo giorno, il «giorno del Signore». Così esso si chiama già nel I secolo; nel libro dell'Apocalisse (1,10) è indicato con questo nome. E già negli Atti degli apostoli (20,7) e nella Prima lettera ai Corinzi (16,2) troviamo testimoniato questo giorno come il giorno dell'eucaristia. Il Si-gnore era risorto il primo giorno della settimana ; questo giorno era ora divenuto, settimana per settimana, il giorno in cui si faceva memoria della novità che era accaduta. I discepoli non dovevano quindi limitarsi a guardare indietro, per ricordare qualcosa di passato: il Risorto vive; per questo il giorno della risurrezione era di per se stesso il giorno della sua presenza, il giorno in cui egli li chiamava a raccolta, in cui essi si ra-dunavano intorno a lui. La domenica come giorno della risurrezione divenne così il punto di partenza inte-riore, il luogo interiore per la celebrazione dell'eucaristia della Chiesa nascente. A partire da qui essa ricevette la sua forma. Proprio in questo momento essa viene tratta dal terreno della Pasqua ebraica e trapiantata nel contesto della risurrezione: essere festa della risurrezione, è questa la sua vera essenza. Già all'inizio del Il secolo Ignazio di Antiochia definiva i cristiani come coloro che «vivono secondo la domenica»', che vivono, cioè, a partire dalla risurrezione, dalla sua presenza nella celebrazione eucaristica. Era così posto il Fondamento per la nuova forma della celebrazione eucaristica. Dopo il pasto terreno, i credenti si radunano per celebrare, nel ringraziamento e nella lode, la presenza della morte e risurrezione del Signore. Dall'ultima cena, secondo una linea di necessità interna, è derivata una festa che implica la gioia. Ancora una volta poi sappiamo dagli Atti degli apostoli che i cristiani celebravano l'eucaristia con canti di lode, e dal V capitolo della Lettera agli Efesini (5,19; cfr. anche Col 3,16) ma anche da molti altri passi neotestamentari  che essi glorificavano il Signore con salmi, inni e cantici.

Con questo trapianto nel nuovo contesto della Risurrezione, senza la quale l'eucaristia sarebbe solo ricordo di un distacco senza ritorno, emersero due novità: adorazione e canto di lode, vale a dire il suo carattere cul-tuale, insieme con la gioia per la gloria del Risorto.

Tuttavia, in tal modo, la forma eucaristica, la forma della liturgia della Chiesa, non era ancora definita del tutto. Dobbiamo riflettere sul fatto che il culto giudaico prevedeva due partì: uno era il culto sacrificale nel tempio, dove venivano presentate le diverse offerte secondo le prescrizioni della legge. Accanto a questo cul-to nel tempio, che era e poteva essere solo a Gerusalemme, si sviluppò sempre più un secondo ambito cul-tuale: la sinagoga, che poteva essere in qualunque luogo. In essa veniva celebrata la liturgia della Parola, ve-niva letta la Sacra Scrittura, venivano recitati i Salmi, si lodava insieme Dio, si spiegava la Parola, si levavano preghiere a Dio. Dopo la risurrezione di Gesù, i suoi discepoli cessarono di prendere parte al culto nel tempio. Non potevano più farlo, dato che il velo del tempio era squarciato, ovvero che il tempio era vuoto. Il tempio non era più l'edificio di pietra, ma il Signore, che si era aperto al Padre come il tempio vivente e che, in tal modo, aveva manifestato il Padre all'umanità. Al posto del tempio subentra l'eucaristia, poiché Cristo è il vero agnello pasquale; in lui si è compiuto tutto quello che era accaduto nel tempio. D'altra parte, se è pur vero che i discepoli, per questa ragione, non partecipavano più ai sacrifici cruenti del tempio, ma, in loro vece, celebravano il nuovo agnello pasquale, continuarono tuttavia, proprio come prima, a partecipare alla liturgia nella sinagoga. La Bibbia di Israele era infatti la Bibbia di Gesù Cristo.

Essi sapevano che tutta la Sacra Scrittura - la Legge e i Profeti - parlava di lui; hanno quindi cercato di leggere questo santo libro dei padri insieme con Israele, ma a partire da Gesù, per aprire così il cuore di Israele a Gesù stesso. Hanno continuato a pregare i Salmi insieme con gli israeliti, per pregarli così insieme con Gesù e renderli manifesti nella Nuova Alleanza, comprendendoli, cioè, a partire da lui. Allo stesso tempo, però, possiamo seguire nei testi del Nuovo Testamento quel tragico percorso, in cui, gradatamente, andò in pezzi anche quanto rimaneva questa unità con Israele. Non si riuscì a portare tutto Israele a leggere la Bibbia come parola di Gesù Cristo e per Gesù Cristo. La sinagoga si chiuse rapidamente a una tale interpretazione della Sacra Scrittura e verso la fine del primo secolo la separazione era ormai compiuta. Nella sinagoga non era più possibile comprendere la Scrittura con Gesù.

A questo punto Israele e la Chiesa procedono l'uno accanto all'altra, separatamente. La Chiesa era divenuta fino in fondo una realtà propria. Dato che ora non poteva più edere parte alla liturgia della parola di Israele, essa dovette svilupparla in proprio. Ciò significò anche di necessità, le due parti della liturgia sino ad allora separate arrivassero a incontrarsi e a compenetrarsi: la liturgia della parola si unisce a quella eucaristica ; ora, nel momento in cui essa ha trovato la forma perfetta di un culto cristiano definito e la Chiesa si presenta perciò sino in fondo come Chiesa, questo insieme è spostato alla domenica mattina, nell'ora della risurrezione; la logica della risurrezione giunge al suo scopo. Con ciò era giunta a compimento la forma essenzialmente cristiana quale la incontriamo ancora oggi nelle’Eucarestia della Chiesa.



*) Didaché, X, 6.



Joseph Ratzinger, Il Dio vicino, pagg. 59-63. Ed. SAN PAOLO

Tuesday, July 27, 2010

EUCARESTIA § FESTA

La villeggiatura è un periodo di festa familiare. Ma resterebbe una festa di serie B se mancasse la partecipazione gioiosa alla santa messa festiva. Resterebbe una festa superficiale, semplice dispersione e stordimento, come diceva Benedetto XVI in un’omelia raccolta nel libro : Josef Ratzinger, Il Dio vicino, l’eucarestia cuore della vita cristiana. Ed. SAN PAOLO


Ma questo significa che l'eucaristia è molto più che una semplice cena; il suo prezzo è stato una morte e la maestà della morte è presente in essa. Quando ci accostiamo a essa, deve riempirci il rispetto per questo mistero, il timore davanti al mistero della morte che si fa presente in mezzo a noi. Presente è certamente anche il fatto che questa morte è stata superata dalla risurrezione e che, quindi, noi possiamo affrontare questa morte come la festa della vita, come la trasformazione del mondo. In tutti i tempi e tra tutti i popoli gli uomini, nelle loro feste, hanno in definitiva cercato di sfondare la porta della morte. Una festa resta alla superficie - semplice dispersione e stordimento - fintanto che non tocca questa ultima domanda. La morte è la domanda di tutte le domande e dove essa è messa tra parentesi, non vi è, in definiva, alcuna risposta. So¬lo dove si risponde a essa, l'uomo può davvero festeggiare e diventare libero. La festa cristiana, l'eucaristia, arriva fino a questa profondità della morte. Non è semplicemente un pio intrattenimento e un momento di divagazione, una sorta di abbellimento o ornamento religioso del mondo; essa arriva fino al fondamento più profondo, poiché in essa è chiamata per nome la morte e ci è posta di fronte la strada per la vita, che. supera la morte. (pag.41)

Friday, July 16, 2010

Mondiali e battesimo

Sneijder diventa cattolico: la forza della santa Messa

"Insieme ai miei compagni sono andato una volta a messa e ho percepito nel loro modo di prendervi parte una tale forza e una tale fiducia da rimanerne turbato"

Dopo la partita Olanda VS Giappone, sotto la maglietta del campione interista Wesley Sneijder in molti hanno notato un rosario, simbolo della conversione del giocatore. La notizia sta rimbalzando su tutti i quotidiani sportivi. Sneijder è infatti diventato cattolico dopo un percorso iniziato con l’amore per la sua ragazza Yolanthe Cabau. Si è così fatto battezzare in una cerimonia celebrata alla Pinetina di Appiano Gentile prima di partire con la Nazionale arancione per i Mondiali in Sudafrica. Lo stesso giocatore racconta al giornale “de VolksKrant”: «Ad Appiano c’è una cappella e lì mi sono fatto battezzare. Insieme ai miei compagni sono andato una volta a messa e ho percepito nel loro modo di prendervi parte una tale forza e una tale fiducia da rimanerne turbato». Molto del merito va anche a capitan Zanetti, cattolico praticante, che ha mediato con il cappellano e, accelerando i tempi, ha fatto seguire a Sneijder il corso di catechismo necessario per gli adulti prima di ricevere il sacramento. Wesley abita a cento metri dal Duomo e racconta delle sue giornate di preghiera: “Prego ogni giorno, e seguo con Yolanthe ogni domenica le funzioni. La fede è un qualcosa che mi dà forza. Alle volte le mie convinzioni mi mantengono saldo e determinato, a volte prego per avere più forza. Ogni giorno, poi, recito il Padre Nostro con Yolanthe. Cerco sempre un angolo prima delle partite per pregare”.

Tuesday, July 06, 2010

LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO


Nel 2001, l'allora cardinal J. Ratzinger, dava alle stampe un libro dal titolo "Il Dio vicino. l'eucarestia  cuore della vita cristiana" (ed. Paoline). E' terminato il mese di giugno ma è sempre Gesù il cuore della vita cristiana. In modo particolare attraverso il dono dell'Eucarestia.
In questa pagina tratta dal libro di un sacerdote veronese , si trova una efficace  sintesi sulla centralità della santa Messa nella vita del cristiano. FERDINANDO RANCAN, Là dove cielo e terra si incontrano. La preghiera e la Messa nella vita del cristiano .  http://www.webalice.it/paoloconti1/don_ferdinando/la_dove_cielo_e_terra.pdf



La preghiera più grande: la Santa Messa

E veniamo al momento più intenso e culminante della nostra preghiera: la santa Messa. Vi ho già ricordato che l’Eucarestia è la più alta e sublime preghiera che mai sia stata fatta sulla terra, perché è lo stesso sacrificio compiuto da Gesù sulla croce. La Chiesa è scaturita ed è cresciuta sempre intorno all’Eucaristia e lo stesso avviene per la vita spirituale di ogni cristiano. Perciò la Santa Messa è chiamata dal Concilio Vaticano II: “Fonte e apice di tutta la vita cristiana”. Vorrei che questa espressione fosse anche per voi non solo un richiamo a tutta la meravigliosa dottrina teologica intorno alla Santa Eucaristia e alla Santa Messa, ma vorrei che fosse anche un’esperienza gustosamente vissuta nella vostra vita di discepoli del Signore.
Fare della Santa Messa il centro della vita spirituale vuol dire portare a Dio, attraverso il sacrificio del suo figlio Gesù, consegnandola nelle sue mani trafitte, tutta la vostra giornata: il lavoro, la fatica, le gioie, gli affetti, le preoccupazioni e anche le vostre debolezze e, insieme, nutrendovi del Corpo dolcissimo di Cristo che diventa cibo e viatico per il vostro cammino, identificarvi con lui facendovi testimoni del suo amore nel mondo, e significa anche prendere la croce del Signore e piantarla in mezzo a tutte le attività umane. Perciò, quando qualcuno mi dice che ha la fede, che crede con tutta convinzione nel Signore ma non frequenta o frequenta solo raramente la Santa Messa, devo rispondergli che la sua fede è ben poca cosa, che è ben lontana da quella fede che trova nell’Eucaristia non solo il suo mistero più alto - misterium fidei - ma anche la sua consumata perfezione nell’amore: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”(Gv. 6,56).
Fratelli miei, desiderate la Messa, amate la Messa, vivete la Messa. Esiste un comandamento del Signore che ci ordina di santificare il suo giorno ed esiste un precetto grave della Chiesa che indica nell’incontro di ciascuno e di tutti con l’Eucaristia il modo insostituibile di santificare la domenica e le altre feste indicate dalla Chiesa. Ebbene, invitandovi caldamente a compiere con sincerità e umiltà questo atto di obbedienza a Dio e alla Chiesa, vi esorto anche:”Non fate le cose soltanto quando vi sono comandate
Non limitatevi strettamente al precetto, liberate l’amore dentro il vostro cuore, lasciate agire la fede viva e forte che accende il desiderio della santità e di una vita generosamente cristiana; il Signore viene verso di voi con l’abbondanza del suo amore e dei suoi doni, non rispondete come gli invitati della parabola lasciando cadere l’invito, non chiudetevi dentro l’indifferenza o l’insensibilità che trovano facili scuse per sottrarsi all’amore. Se voi conoscete solo la misura indicata dall’obbligo, come potete capire il Signore che conosce la misura dell’amore?
Nelle nostre chiese vi vengono offerte tutti i giorni sante messe nelle ore più comode e più accessibili: al mattino per le persone che possono disporre del mattino, come le madri di famiglia, gli anziani...; al pomeriggio per le persone che possono disporre del pomeriggio; alla sera per coloro che, terminato il lavoro, sulla strada di casa possono godere di questo incontro con il Signore e portare a lui le fatiche della loro giornata. Fratelli miei, un giorno il Signore ci chiederà conto di tante possibilità che egli vi ha offerto e di cui, forse, abbiamo profittato così poco.
Cercate infine di partecipare alla Santa Messa con le migliori disposizioni interiori: raccoglimento, l’umiltà, la contrizione; combattete la fretta fermandovi per qualche minuto di ringraziamento e lottate contro le distrazioni penetrando con la fede il rito che seguite con i sensi. Pensate alla fortuna enorme che abbiamo - è un dono stupendo della sua misericordia - di poter raggiungere, oggi, il Signore Gesù nel mistero pasquale della sua passione, morte e risurrezione, e vedere così compiersi in noi la sua salvezza. L’Eucaristia, annullando tanti secoli e tanta distanza, ci rende il Signore così vicino da poterlo toccare e mangiare, da potergli dire le cose più intime come se sentissimo il battito del suo cuore divino. Che il Signore vi aiuti a capire tutto questo; vi dia purezza di fede e generosità di amore, perché non avvenga che Egli debba aspettare inutilmente.

Bibliografia sulla Santa Messa e L'Eucarestia:

Giovanni Paolo II, Dies Domini
Benedetto XVI, Sacramentum caritatis
San Josemaria , Ti adoro Dio nascosto,Omelie

Catechismo della Chiesa Cattolica:n. 1322-1419; 2168-2195.
Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica: n. 233-249; 271-294; 450-454
Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucaristia, 2003
Giovanni Paolo II, Mane nobiscum Domine, 2004
Joseph Ratzinger, Il Dio vicino. L'Eucaristîa cuore della vita cristiana, San Paolo, 2005
Javier Echevarría, Eucaristia y vida cristiana, Rialp, 2005
Javier Echevarría, Vivir la Santa Misa, Rialp, 2009
Card. Bona, Mistero d'amore, Ares, 2003
Federico Suarez, Il sacrificio dell'altare, Ares, 2008
Andrea Mardegan, Ho desiderato ardentemente. Incontrare Gesù nell'Eucaristia, Paoline, 2005
Preghiere, Ares
Messale quotidiano per i fedeli