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Tuesday, May 04, 2010

PERFETTA LETIZIA


una pagina della vita di san Francesco dedicata al "romanaccio" che mi parla spesso di letizia!

Dai “Fioretti”
Avvenne un tempo che, san Francesco d’Assisi e frate Leone andando da Perugia a Santa Maria degli Angeli, il santo frate spiegasse al suo compagno di viaggio cosa fosse la “perfetta letizia”.
Era una giornata d’inverno e faceva molto freddo e c’era pure un forte vento tanto che procedevano camminando l’uno innanzi all’altro e, mentre frate Leone stava avanti, frate Francesco chiamandolo diceva: frate Leone, se avvenisse, a Dio piacendo, che i frati minori dovunque si rechino dessero grande esempio di santità e di laboriosità, annota e scrivi che questa non è perfetta letizia.
Andando più avanti San Francesco chiamandolo per la seconda volta gli diceva: O frate Leone, anche se un frate minore dia la vista ai ciechi, faccia raddrizzare gli storpi, scacci i demoni, dia l’udito ai sordi, fa camminare i paralitici, dia la parola ai muti, e addirittura fa resuscitare i morti di quattro giorni; scrivi che non è in queste cose che sta la perfetta letizia.
E ancora andando per un poco san Francesco grida chiamandolo: O frate Leone, se un frate minore parlasse tutte le lingue e conoscesse tutte le scritture e le scienze, e sapesse prevedere e rivelare non solo il futuro ma anche i segreti più intimi degli uomini; annota che non è qui la perfetta letizia.
E andando ancora più avanti san Francesco chiamando forte diceva: O frate Leone pecorella di Dio, anche se il frate minore parlasse la lingua degli angeli, conoscesse tutti i misteri delle stelle, tutte le virtù delle erbe, che gli fossero rivelati tutti i tesori della terra, e tutte le virtù degli uccelli, dei pesci, delle pietre, delle acque; scrivi, non è qui la perfetta letizia.
E andando più avanti dopo un po’ san Francesco chiamava il su compagno di viaggio: O frate Leone, anche se i frati minori sapessero predicare talmente bene da convertire tutti i non credenti alla fede di Cristo; scrivi non è questa la perfetta letizia.
E così andando per diversi chilometri quando, con grande ammirazione frate Leone domandò: Padre ti prego per l’amor di Dio, dimmi dov’è la perfetta letizia. E san Francesco rispose: quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: chi siete voi? E noi risponderemo: siamo due dei vostri frati. E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte. Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello, anzi penseremo che egli ci conosca ma che il Signore vuole tutto questo per metterci alla prova, allora frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi perché afflitti, continueremo a bussare e il frate portinaio adirato uscirà e ci tratterà come dei gaglioffi importuni, vili e ladri, ci spingerà e ci sgriderà dicendoci: andate via, fatevi ospitare da altri perché qui non mangerete né vi faremo dormire. Se a tutto questo noi sopporteremo con pazienza, allegria e buon umore, allora caro frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia.
E se noi costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, continuassimo a bussare piangendo e pregando per l’amore del nostro Dio il frate portinaio perché ci faccia entrare. E questi furioso per cotanta molesta insistenza si riprometterebbe di darci una sonora lezione, anzi uscendo con un grosso e nodoso bastone ci piglierebbe dal cappuccio e dopo averci fatto rotolare in mezzo alla neve, ci bastonerebbe facendoci sentire uno ad uno i singoli nodi. Se noi subiremo con pazienza ed allegria pensando alle pene del Cristo benedetto e che solo per suo amore bisogna sopportare, caro frate Leone, annota che sta in questo la perfetta letizia. Ascolta infine la conclusione, frate Leone: fra tutte le grazie dello Spirito Santo e doni che Dio concede ai suoi fedeli, c’è quella di superarsi proprio per l’amore di Dio per subire ingiustizie, disagi e dolori ma non possiamo vantarci e glorificarci per avere sopportato codeste miserie e privazioni perché questi meriti vengono da Dio. Infatti le sacre scritture dicono: cosa hai tu che non sia stato concesso da Dio? E se tu hai ricevuto una grazia da Dio perché te ne vanti come se fosse opera tua? Noi ci possiamo gloriare nella nostra croce fatta di sofferenze e privazioni. Sul Vangelo sta scritto: Io non mi voglio gloriare se non nella croce di nostro Signore Gesù

In occasione del ricordo, nella festa dei santi Filippo e Andrea, dell'invenzione della Croce, ho trovato questa pagina tratta da uno dei poemi più antichi in lingua anglosassone

IL SOGNO DELLA CROCE
di Cynewulf

(si tratta di un testo databile all'inizio del IX secolo, scritto in dialetto northumbrico, e in cui appare la firma di Cynewulf in caratteri runici. Si distingue dal resto della produzione anglosassone per la ricercatezza formale, il fine edificante, la tensione emotiva. E’il maggior poema religioso anglosassone, di grande profondità meditativa e intensità di espressione).


Udite ! Io voglio raccontare il più eletto dei sogni
che io sognai nel cuore della notte
quando gli uomini dotati di favella si riposavano.
Mi sembrò di vedere un albero meraviglioso
ergersi nell'aria, ammantato di luce,
il più splendente dei tronchi. Tutto quel segnacolo
era ricoperto d'oro ; delle gemme giacevano
fulgide al suolo, e cinque erano pure
in alto all' incrocio delle braccia. Tutti gli angeli del
Signore colà contemplavano [la Croce],
belli per tutta l'eternità: nè era quello certo
lo strumento di supplizio di un malvagio,
bensì anime sante la contemplavano là,
e gli uomini sulla terra, e tutto questo glorioso creato.

Meraviglioso era l'Albero della Vittoria, ed io [ero]
macchiato di peccati, mortalmente ferito dalle mie iniquità.
Io vidi l'Albero della Gloria, adorno di panni,
rifulgere giocondamente, ornato di oro :
delle gemme avevano degnamente coperto l'Albero della foresta ;
ma attraverso quell'oro io potevo discernere l'antica lotta dei malvagi,
per cui esso una volta aveva sanguinato sul lato destro.
Io ero tutto affranto dal dolore ; ero atterrito
di fronte a quel mirabile spettacolo.

Io vidi quel segnacolo cangiante mutare di veste e di colore : ora
esso era intriso di umore, macchiato dal fluire del sangue ;
ed ora ornato di tesori. Ma io, giacendo colà per lungo tempo
con l'animo turbato contemplai l'Albero del Signore
finché non udii che esso parlava ;
il migliore dei legni cominciò a profferir parole
« Fu lungo tempo fà - ancora lo ricordo –
allorchè io fui abbattuta sul margine del bosco, rimossa dal mio ceppo.
Dei forti nemici mi presero là, mi foggiarono
per farsi uno spettacolo, m' ingiunsero di tenere in alto i loro malvagi ;
dei guerrieri mi portarono sulle spalle, finché non mi posero su un monte,
ove nemici assai mi fissarono.
Io vidi il Re degli uomini affrettarsi con grande coraggio,
chè egli voleva ascendermi. Là io non osavo,
opponendomi al comando del Signore, piegarmi o schiantarmi,
allorchè vidi tremare la superficie della terra ; tutti potevo abbattere, quei nemici, ma restai salda.
Il giovane Eroe allora si spogliò - quello era Dio onnipotente –
II forte e risoluto ; egli salì sull'alta Croce
coraggioso, alla vista di molti, quando volle redimere l'umanità.
Tremai allorchè l'Eroe mi abbracciò; ma io non osai piegarmi a terra,
cadere al suolo, ma dovetti restar salda.
Quale Croce fui innalzata ; sostenni in alto il Re possente,
il Signore dei Cieli ; non osai chinarmi.
Mi trafissero con neri chiodi; su di me si
Vedono le cicatrici le aperte ferite della malvagità ;
non osai nuocere a nessuno di essi.
Ci coprirono ambedue assieme di contumelie.
Io ero tutta intrisa di sangue,
versato dal fianco dell' Uomo,
dopo che Egli aveva reso l'anima.
Su quel monte io sopportai molti crudeli eventi : io vidi il Dio
degli eserciti crudelmente disteso ;
le tenebre avevano coperto di nubi il cadavere del Signore,
la fulgida luce ; un'ombra passò tetra sotto le nubi.
Pianse tutto il creato, lamentò la caduta del Re ;
Cristo era in croce.
Ma da lontano vennero alcuni veloci al Principe :
io vidi tutto ciò.
Io ero crudelmente turbata dal dolore,
ma pure mi piegai fino alle mani di quegli uomini
umile e zelantissima. Essi presero là Iddio onnipotente,
lo tolsero da quel grave tormento ; me i guerrieri lasciarono
ritta, stillante sangue; io ero tutta trafitta dai dardi.
Colà essi posarono Lui dalle membra esauste, stettero
presso il capo del Suo cadavere,
contemplarono là il Signore dei Cieli ;
ed Egli là si riposò per qualche tempo
affranto dopo l'immane lotta.
Cominciarono allora a foggiargli un sepolcro,
quei baldi, in vista degli uccisori ;
lo scavarono nella roccia lucente
ed entro vi adagiarono il Signore dei trionfi.
Cominciarono quindi ad intonargli un canto funebre,mesti, nell'ora crepuscolare, e poi vollero allontanarsi, tristi, da quel glorioso Principe ;
ed Egli restò colà senza seguaci.
Ma noi, stillanti sangue, per lungo tempo restammo sul posto,
dopo che si era perduta la voce dei guerrieri. Il cadavere si freddò,
la bella dimora dell'anima. Allora cominciarono ad
abbatterci tutte al suolo - quello fu un orrendo destino!
Ci seppellirono in una profonda fossa.
Ma colà, servi del Signore,
amici, mi scoprirono ; [mi tolsero quindi di terra] ; mi ornarono di oro e d'argento.
Ora tu hai potuto udire, o mio caro,
che io fui vittima di opere malvagie, di gravi dolori.
Adesso è giunta l'ora in cui mi onorano per ogni dove
gli uomini sulla terra e tutto questo glorioso creato,
adorano questo segnacolo.
Su di me il Figlio d' Iddio soffrì per alcun tempo ;
per cui io ora, gloriosa, mi ergo sotto ai Cieli,
e posso salvare chiunque di coloro che hanno
venerazione per me.
In antico io ero divenuta la più dura delle torture,
la più odiata tra le genti, prima che io la via retta
della vita preparassi agli uomini dotati di favella.
Oh ! Allora mi onorò il Re della gloria,
il Guardiano del Regno dei Cieli, sopra a tutti gli
alberi dei boschi,
così come Egli Sua Madre, Maria stessa,
Egli, Dio onnipotente, dinanzi a tutti gli uomini
onorò sopra a tutto il sesso femminile.
Ed ora ti ingiungo, o mio caro,
che tu racconti questa visione ai mortali,
che tu riveli con le parole che questo è l'Albero della Gloria
su cui Iddio onnipotente soffrì
per i molteplici peccati degli uomini
per l'antica azione di Adamo.
Colà Egli assaporò la morte ; ma poscia il Signore risorse
con la Sua grande possanza, per aiutare gli uomini.
Quindi Egli ascese ai Cieli ;
e ritornerà quaggiù su questa terra a visitare
gli umani nel giorno del Giudizio,
il Signore stesso [tornerà], Dio onnipotente, insieme con i Suoi angeli,
chè Egli, che ha il potere di giudicare, vuole allora passar sentenza
su ciascuno, secondo ciò che ciascuno quaggiù
si meritò in questa fuggevole vita.
Nè potrà alcuno allora essere senza timore
dinanzi alla parola che il Re pronunzierà
Egli domanderà dinanzi alla moltitudine dove
sia l'uomo che in nome d' Iddio volle della morte
assaporare l'amarezza come Egli una volta fece sull'Albero.
Ma essi allora saranno atterriti e ben poco penseranno
a ciò che diranno a Cristo.
Non occorre allora che sia atterrito
chi già porti nel petto il migliore dei segni ;
ma per mezzo della Croce giungerà nel Regno [dei Cieli]
dalle vie terrene ogni anima che è bramosa di dimorare col Signore ».
Quindi io venerai quell'Albero con cuore giocondo
con ardente zelo, là dove io ero solo, senza compagni ;
il mio animo agognava la dipartita ; soffersi molte ore di struggimento.
Ma ora io ho la speranza di vita, di poter visitare
quell'Albero della Vittoria da solo, più spesso di tutti
gli uomini, e degnamente venerarlo ; di questo ho desiderio
i grande nel cuore, ed il mio aiuto è
riposto in quella croce. Io non ho molti potenti
amici sulla terra, bensì essi di qui
si sono dipartiti, dalle gioie del mondo, hanno cercato
il Re della gloria, vivono ora nei Cieli con l'Altissimo Padre,
dimorano in Paradiso. Ed io attendo ogni giorno
il momento in cui la Croce del Signore,
che io una volta mirai qua in terra,
mi tolga da questa vita effimera mi porti là
dove vi è grande gioia, felicità nei Cieli,
là dove le genti del Signore sono assise
al banchetto, là dove è gioia eterna ;
mi ponga colà dove io possa appresso
vivere in Cielo, ed insieme con i santi bene godere della letizia.
Che mi sia amico il Signore, che una volta
soffrì quaggiù in terra sulla Croce per i peccati degli uomini ;
Egli ci ha redenti e ci ha concesso la vita, una patria nei Cieli.
La speranza fu rinnovata insieme con la beatitudine
e con la letizia per coloro che prima
soffrivano il fuoco.
Il Figlio fu trionfante nel viaggio,
possente e vittorioso, allorchè egli venne con una moltitudine,
con la folla di anime, nel regno di Dio,
[allorchè] Egli, Re onnipotente, per la letizia degli angeli
di tutti i santi che già nel cielo
vivevano in gloria, Egli, loro Signore, venne,
Dio onnipossente, là dove era la Sua patria.

Monday, May 03, 2010


IL CARDINALE HERRANZ: BENEDETTO XVI CAMPIONE NELLA LOTTA ALLE MOLESTIE NELLA CHIESA

Opus Dei:«Accuse al Papa, le sue parole danno fastidio»
«Alza la voce contro una visione di assoluto relativismo e di un esasperato individualismo dei diritti»
ROMA —

Il cardinale Julian Herranz, membro autorevole del Sacro collegio, per oltre vent'anni a fianco di san Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei, da testimone diretto, afferma che Benedetto XVI è stato il campione della lotta alla pedofilia nella Chiesa, «esempio anche per altre istituzioni». Proprio pochi giorni fa il Papa ha deciso di affiancare un presule dell’Opus Dei, José H. Gomez, di 59 anni, come coadiutore, e designato alla successione, dell’arcivescovo di Los Angeles (una diocesi che deve risarcire con 660 milioni di dollari le vittime degli abusi).

Eminenza, il vescovo di Washington ha detto che Benedetto XVI è stato «il campione della lotta alla pedofilia nella Chiesa»: alcuni commentatori sostengono che forse proprio per questo qualcuno gliela vuole far pagare?«Non so a chi può giovare questo accanimento nel lanciare accuse infondate e inverosimili. Sono invece pienamente d'accordo con l'opinione da lei citata e potrei confermarla ricordando diversi fatti di cui sono stato testimone come Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e Membro della Congregazione per la Dottrina della Fede. Mi limito a citarne solo tre, tra i più recenti. In primo luogo, nel maggio 2001 il Cardinale Ratzinger ha accolto risolutamente la proposta di far rientrare la pedofilia tra i crimini più gravi («delicta graviora ») per rendere ancor più rigorosi e rapidi i relativi processi. In secondo luogo, nel 2005 diede precise indicazioni per l'indagine processuale riguardante il triste caso del padre Marcial Maciel. Infine, Benedetto XVI nel 2009 ha concesso speciali facoltà alle competenti Congregazioni vaticane per affrontare e risolvere i casi di immoralità dei chierici, tra cui gli abusi dei minori. Quindi, noi tutti dobbiamo essere grati a Benedetto XVI per il suo costante impegno in questo impegno pastorale, perché la sua determinazione per sanare queste profonde ferite non è soltanto una salvaguardia per il futuro della Chiesa cattolica, ma anche un esempio per tante altre istituzioni che svolgono una missione docente tra i giovani».

Monsignor Javier Echevarria, prelato dell'Opus Dei, in una lettera inviata pochi giorni fa afferma che «certamente vi sono momenti in cui si intensificano gli attacchi alla dottrina cattolica, al Papa e ai Vescovi, sono messi alla berlina i sacerdoti; si ostracizzano i laici cattolici che, usando della loro libertà, si propongono di illuminare con la luce del Vangelo le leggi e le strutture civili .

Qualcuno ha scritto che soprattutto negli Stati Uniti da dove sono partiti gli attacchi più forti al Papa ci sono gruppi che vogliono contrastare l'influenza «cattolica» nel mondo degli affari e della finanza. Può essere una chiave di lettura? «Al netto di ogni dietrologia, è sempre più evidente che gli insegnamenti della Chiesa cattolica sono in contrasto, non solo negli Stati Uniti ma anche in altre nazioni soprattutto occidentali, con determinate e influenti correnti ideologiche di tipo materialista e agnostico. Ma non si tratta di un fenomeno nuovo, poiché sin dalla nascita il cristianesimo si è confrontato con l'ostilità degli ambienti contrari alla sua visione della persona umana creata ed amata da Dio, redenta da Cristo e orientata ad un destino eterno. Però la storia di questi duemila anni dimostra che gli imperi crollano, i regni sono travolti, i partiti politici si sciolgono, ma Cristo e la verità da Lui proclamata restano oggi e sempre; lo ha detto Lui stesso: "Le mie parole non passeranno"».

Cinque anni di Pontificato e una serie di incomprensioni e di attacchi (oltre la pedofilia, Pio XII, poi la liturgia, ancora prima l'Islam). Qual è il suo giudizio?«Oggi ci rendiamo conto di quanto siamo debitori verso il pontificato di Giovanni Paolo II, perché ha combattuto con coraggio contro l'utopia totalitaria (totalitarismi di destra e di sinistra) della giustizia senza libertà. Penso che ci appaia sempre più chiaramente che uno dei meriti del magistero di Benedetto XVI sia quello di contrastare con decisione l'altra utopia, tanto attuale e pericolosa, della libertà senza verità».

Ci spieghi...

«Sta alzando la sua voce contro una visione di assoluto relativismo e di un esasperato individualismo dei diritti. Si capisce che tali verità ad alcuni danno fastidio e appariranno "politicamente non corrette". Personalmente sono ammirato di come lui porta avanti questo compito: l'ho incontrato pochi giorni fa e ancora una volta ho constatato con quale serenità, senz'altro frutto della sua personale unione con Dio, vive questi momenti del suo luminoso pontificato; la sua lungimiranza e la sua pacata fermezza mi ricordano quella dei grandi Padri della Chiesa».

M.Antonietta Calabrò 12 aprile 2010 Corriere della Sera

Sunday, October 07, 2007

Il lavoro educativo e formativo del centro ELIS
Linee pedagogiche di riferimento

1. Educazione , tradizione classica e identità storica

Nel centro ELIS si svolgono attività scolastiche e formative di vario genere e che interessano giovani di varia età : dai giovanissimi della Scuola Sportiva e dei Club agli adolescenti dei primi anni della scuola professionale ai giovani residenti dei corsi di formazione superiore.

E’ stato pubblicato nel 2005 il “Manifesto ELIS” nel quale vengono illustrate le principali attività e il “quadro pedagogico” di riferimento generale.

Educazione, istruzione e formazione. A diverso titolo e con modalità diverse vengono sviluppate nel lavoro scolastico e formativo.

“la modernità suddivide ciascuna vita umana in una molteplicità di segmenti, ognuno con le proprie norme e modi di comportamento paricolari. Così il lavoro è separato dal tempo libero, la vita privata da quella pubblica, il collettivo dal personale…E tutte queste separazioni sono state compiute in modo tale che ci viene insegnato a pensare e a sentire in base al carattere dstintivo di ciascuna di esse, e non all’unità della vita dell’individuo che scorre attraverso le parti.(A MacIntyre, “Oltre la virtù” pag.244)

Nei ragazzi che frequentano la scuola primaria e i primi anni della secondaria è ancora prevalente il lavoro educativo e di istruzione (l’antico e sempre valido :”leggere, scrivere e far di conto “). Al termine della prima adolescenza in poi acquista sempre più importanza l’aspetto formativo in cui la persona partecipa attivamente, scegliendo tra le proposte scolastiche e professionali quelle che ritiene più adatte alle sue caratteristiche e alla sua storia. Oggi più che mai è importante saper ritrovare l’unità di vita, quando spesso viene attuata una netta separazione tra l’individuo e i ruoli che svolge:c’è bisogno di recuperare l’unitàrietà dell’esistenza attraverso l’esercizio delle principali virtù che sono acquisibili fin dalla prima adolescenza.

Questa “tempestività” educativa auspicata già da Aristotele : il giovane va educato prima di tutto all’azione e poi con la ragione; indirizzandolo gradualmente alle conoscenze intellettuali più elevate.
C’è uno stretto rapporto tra lo sviluppo delle potenzialità intellettuali, conoscitive e la formazione del carattere attraverso il rafforzamento della volontà nell’esercizio delle fondamentali qualità individuali. Quelle qualità umane di base che i classici indicavano con il termine virtù, perché faceva riferimento alla radice etimologica vir = forza . La forza, lo slancio che caratterizza la giovinezza e l’uomo in generale.

“ Io sono il figlio o la figlia di qualcuno, il cugino o lo zio di qualcun altro; sono un cittadino di questa o quella città,….Sono nato con un passato; e tentare di tagliarmi fuori da questo passato alla maniera individualistica vuoi dire deformare i miei rapporti attuali. Il possesso di un'identità storica e il possesso di un'identità sociale coincidono. Osserviamo che la ribellione contro la mia identità è pur sempre uno dei modi possibili di esprimerla…. Ciò che sono è dunque in una parte fondamentale ciò che ho ereditato, un passato specifico che è in qualche misura pre sente nel mio presente. (A MacIntyre, “Oltre la virtù”263-264 )

Slancio che prende forza dalla consapevolezza della persona di far parte di una storia e che tende a costruire la propria storia. In questo delicato processo di crescita, determinante è la funzione svolta dall’ ambito familiare: la famiglia con la sua storia è la prima “trama” in cui si inserisce la storia del ragazzo. Il pericolo attuale è costituito dall’individualismo moderno che afferma con presunzione..io sono ciò che scelgo di essere!
La storia della vita di ogni persona è dentro la storia del gruppo sociale da cui deriva la sua identità
Proprio il riferimento alla storia personale illustra bene la situazione esistenziale del giovane e i rischi della perdita di senso: “studio per chi? Per che cosa?

“Posso rispondere alla domanda “Che cosa devo fare” solo se sono in grado di rispondere alla domanda preliminare “Di quale storia o di quali storie mi trovo a far parte? Voglio dire che noi facciamo il nostro ingresso nella società umana rivestendo i panni di uno o più personaggi che ci sono stati assegnati (ruoli a cui siamo stati chiamati), e dobbiamo imparare che cosa sono per riuscire a capire come gli altri reagiscono nei nostri confronti e come vanno costruite le nostre relazioni nei loro confronti (A MacIntyre, “Oltre la virtù” p.258)
Aiutare l’adolescente a rafforzare l’unità dell’io , incoraggiandolo a diventare non solo attore ma autore della propria vita.
C’è un minimo comun denominatore in tutte le storie individuali : “ la consapevolezza che il mio bene in quanto uomo coincide assolutamente con il bene di quegli altri a cui sono legato n una comunità umana ( A. MacIntyre, “Oltre la virtù” p.273)

Alle classiche virtù del carattere, trattate nei primi libri dell'Etica Nicomachea, come il coraggio, la temperanza, la magnanimità, la giustizia, Aristotele prende in considerazione anche le virtù dell'intelletto o virtù dianoetiche. La virtù il cui termine corrispondente, aretè, che vuol dire propriamente "perfezione" o "eccellenza", può essere applicato sia alla volontà che all'intelletto. Perciò si parla di virtù dianoetiche, tra le quali particolarmente importante è la phronesis: saggezza pratica.

Su queste basi classiche che hanno innervato tutta la storia dell’educazione si sono inseriti , negli ultimi due secoli, gli studi e le scoperte della pedagogia moderna.


2.La pedagogia costruttivista
Sotto questo termine sono comprese molteplici varianti e matrici, ad es. più interazionista, più sociale, cultural o informatica.

I riferimenti fondamentali dell’impostazione costruttivista sono:

a. Ogni insegnamento e ogni apprendimento derivano da una precedente conoscenza
Omnis doctrina et omnis disciplina ex praeexistenti fit cognizione (Aristotele).

« L'uomo dunque acquista il sapere sia per un principio interiore - come è chiaro in chi acquista il sapere con personale scoperta, - sia per un principio esteriore come è chiaro in chi impara dal maestro. In ogni uomo vige infatti un principio del sapere, cioè la luce dell'intelletto agente, con quale si vengono immediatamente e naturalmente a conoscere alcuni universali principi di tutte le scienze. Quando poi uno applica tali principi universali a dei particolari di cui abbia diretta esperienza o ricordo, acquista scienza di quelle cose che non conosceva per propria scoperta, procedendo dal noto all'ignoto. Del pari, qualsiasi maestro, dalle cose che il discepolo conosce, lo conduce alla conoscenza delle cose che ignora secondo quanto Aristotele dice nel 1 libro degli Analitici posteriori, che cioè ogni insegnamento e ogni apprendiment derivano da una precedente conoscenza » (Tommaso D’Aquino,Summa theologica, I, q. 117, a.1)


La conoscenza è agevolata se avviene all’interno di un più ampio ambiente conoscitivo anteriore: l’insieme delle conoscenze già acquisite. La conoscenza non è un trasferimento di informazioni che avviene passivamente leggendo qualcosa o ascoltando qualcuno: ha sempre un carattere attivo e avviene sempre attraverso l’uso corretto della ragione del discente. Ne il docente ne, tanto meno, un qualsiasi altro strumento conoscitivo (libro, pagina web,ecc.) può farlo al posto suo. Con termini filosofici, solo la persona ha la capacità di essere causa della sua attività conoscitiva. Questa è la concezione del realismo tomista per cui “l’intendere è un’azione immanente al soggetto”.Certamente l’insegnante è capace di “causare” scienza ma deve da un lato presupporre la capacità causativa dei discenti , dall’altro rispettare l’individualità e l’autonomia del processo conoscitivo.
Chiarito il primo e fondamentale aspetto gnoseologico, in cui si riafferma la radicale autonomia di ogni processo conoscitivo, si passa agli aspetti più di tipo psicologico e psicosociologico.

IL TRIVIUM
Nella tarda antichità e nel Medio Evo gli studi passavano attraverso la pratica del Trivium. Una triade di discipline composto dalla grammatica, dalla dialettica e dalla retorica. Il Trivium è stato per un lungo periodo di tempo l’equivalente delle nostre “scienze della comunicazione”. La grammatica in quanto scienza, rappresenta il padroneggiamento della lingua scritta e parlata. La dialettica ricopriva la competenza argomentativa e logica. La retorica si interessava dell’arte di persuadere e di comporre il discorso.


b) Il processo di apprendimento è più efficace quando si elabora qualcosa che può essere sperimentato anche da altri.

“Spiegando s’impara”! Il fatto di dover far comprendere a qualcun altro, con le proprie parole, un certo argomento garantisce una miglior assimilazione della materia.E’ un aspetto motivazionale connesso allo sviluppo dell’ habitus comunicativo.
A questo proposito, interessante è la riscoperta da parte di un gruppo di mediologi francesi sull’utilizzo attuale del Trivium nelle scienze della comunicazione (P. LEVY, La place de la mediologie dans le trivium).
c) L’efficacia dell’apprendimento acquista un’ulteriore forza quando è valido per un intero gruppo sociale e all’interno di una significativa esperienza comune.

La conoscenza, come il bene, è diffusiva “bonum est diffusivum”. Si impara per sviluppare il naturale desiderio di conoscere, o per apprendere abilità utili professionalmente, ma anche per partecipare ad altri il bene conosciuto. C’è sempre una motivazione sociale, “comunicativa”: si studia, ci si impegna per qualcosa (il successo negli studi, nella professione, nella vita sociale e culturale) ma anche per qualcuno. Sono numerosi i libri e i film che hanno messo in luce come il cambiamento di prospettive nelle motivazioni di un gruppo o di una classe di studenti abbia portato a risultati scolastici sorprendenti. (vedi es. “ Stand and Deliver.(La forza della volontà) di Ramon Menendez , e “Mr. Holland's Opus” (Goodbye Mr. Holland) di Stephen Herek.

“ Il presupposto comune degli ateniesi è dunque che le virtù si collocano nel contesto sociale della città-stato. In base a qualsiasi visione greca, l'essere un uomo buono sarà perlomeno strettamente collegato con l'essere un buon cittadino .Quali sono le virtù che fanno l'uomo buono e il buon cittadino, e quali i vizi corrispondenti? Isocrate, per esaltare Pericle, lo descrisse come superiore a tutti gli altri cittadini nell'essere sophron, dikaios e sophos[controllo di sé, giustizia e saggezza].... Pleonoxia è il termine che caratterizza il comportamento acquisitivo in quanto tale , una qualità che l’individualista moderno, sia nella sua attività economica sia nel personaggio dell’esteta consumista non considera affatto un vizio (Mc Intyre,Dopo la virtù, pag 165 e 167)

E’ una degenerazione dell’individualismo moderno la ricerca dell’eccellenza personale isolata dal contesto sociale: dalla comunità a cui si appartiene. Ciò era fondato sia nell’epoca classica che nell’antichità romana e medioevale.

“ Né occorre pensare, perciò, che la scienza del discepolo sia causata dalla scienza del maestro, come il calore dell’acqua dal calore del fuoco; ma bensì come la salute d’un corpo è causata dalla salute che è nell’anima del medico. Come nell’infermo v’è un principio naturale di salute, al quale il medico somministra gli aiuti occorrenti a risanare il corpo ammalato, così nel discepolo v’è un principio naturale di sapere, cioè l’intelletto agente e i primi principi per sé noti; il maestro non fa che stimolarlo a trarre dai principi per se noti le conseguenze” (TOMMASO D’AQUINO, Trattato sull’unità dell’intelletto contro gli averroisti, V, 113.)
Sotto questo aspetto il ruolo che può svolgere il docente o il tutor è prezioso. Stimolante le considerazione tomiste sull’argomento . Tale processo può essere aiutato e stimolato dal docente che si preoccuperà non tanto di riversare contenuti già confezionati quanto di aiutare il ragionamento dell’alunno.

d) Il confronto con le conoscenze degli altri all’interno di una discussione è un fattore notevole di approfondimento. Sia nel difendere le proprie idee, cercando i lati deboli delle tesi altrui (atteggiamento competitivo) che nel cercare di mettersi nei panni dei colleghi, ascoltando con attenzione e facendo domande per capire il loro punto di vista (atteggiamento cooperativo). Entrambe sono utili. Fin dall’antica Grecia classica le virtù competitive presuppongono l’accettazione di quelle cooperative.All’interno di un gruppo di studio o di lavoro questo aspetto cooperativo può diventare uno stimolo potente all’apprendimento, favorendo il riesame delle proprie posizioni e opinioni.

Concludendo, il metodo costruttivista se utilizzato all’interno di un quadro di riferimento filosofico classico può sicuramente offrire vantaggi concreti nei processi di apprendimento individuale e nel clima cooperativo dei gruppi di studio.
Dal punto di vista filosofico il rischio dei costruttivisti è l’idealismo conoscitivo (del resto questa è una posizione di partenza che risale agli inizi del secolo scorso e che deriva dalla progressiva crisi del positivismo e del neopositivismo. La conoscenza come costruzione attiva del soggetto, è un concetto presente in gran parte della ricerca di questo secolo. Dewey, Piaget e Vygotskij possono essere considerati costruttivisti; del resto, secondo Von Glaserfeld (1989), Giovanbattista Vico è il primo costruttivista.

Il pericolo idealista“ Affermando che tutto quello che possiamo sapere è prodotto di una costruzione attiva del soggetto, i costruttivisti possono essere accusati di “idealismo”, anche se un costruttivista cercherebbe di difendersi sostenendo che non si nega una “realtà”, ma che questa (kantianamente) non è conoscibile, e che comunque l’approccio vuol assumere un carattere pragmatico e non ontologizzante. Per dirla in termini rortiani per i costruttivisti perde di significato pensare alla conoscenza come ricerca di una verità esterna (vedere la conoscenza come specchio della natura); è più conveniente spostare l’attenzione dalla realtà al processo attivo di costruzione dei significati e vedere questo processo secondo altri criteri e metafore. Si usa ad esempio il concetto di viabilità (Varela, 1990). Se si sostiene che tutto quello che possiamo sapere è prodotto di una costruzione attiva del soggetto, come possiamo comunicare? I costruttivisti sottolineano il carattere sociale della costruzione del significato, prodotto di una continua negoziazione culturale.” (Antonio Calvani Costruttivismo, progettazione didattica e tecnologie )
c. Gli sviluppi del costruttivismo
In questo ampio contesto pedagogico che va sotto il generico termine di di “costruttivismo” si segnalano gli interessanti filoni del:
- Cooperative Learning di Johnson § Johnson
- La psicologia dei costrutti personali di G. Kelly
- L’orientamento nell’ottica costruttivista di C. Rogers
- La valorizzazione della storia e della metodologia del racconto nell’apprendimento

Albertino Vardiero

Sunday, April 08, 2007


Pasqua


Tutto e tranquillo al chiaro della luna
le guardie giudee si alternano a gruppi di sette
fieramente vigilano il morto contro sé stesso
all'interno del sepolcro sotto il sudario
il corpo di Gesu giace circondato dalla propria luce
alla testa e ai piedi ci sono due angeli in adorazione
l'anima di Gesu che viene dagli averni
accompagnata dalle anime dei patriarchi e dei profeti
attraversa la roccia del sepolcro
mostra loro le ferite del suo corpo morto
ogni ferita si lascia vedere fino al fondo del proprio abisso i santi di Israele osservano con amoroso spavento
si direbbe che innalzano grida immateriali
adesso Gesù prende il suo torturato corpo
senza muoverlo dal suo posto lo porta in vetta all'alto dei cieli
lo presenta agli amorosi occhi del Padre
si direbbe che anche il Padre é commosso
nel prendere fra le sue braccia questa ostia ardente che viene dal mondo questo dolore eccessivo che è il suo Figlio consustanziale
si direbbe che non era necessario tanto
adesso il corpo morto riposa sul sepolcro
prima di risuscitare deve essere sottoposto a un trattamento che rasenta la gloria
gli angeli gli restituiscono la sacra materia
che la passione ha disperso per mezzo degli elementi del mondo
dei flagelli dei pugni degli stracci
del legno del velo della Veronica ai quattro venti
questa materia deve rimanere dispersa per il bene del mondo
deve essere diffusa dai sette venti
nel contempo deve essere restituita al suo glorioso padrone il mondo è gia una reliquia ma il corpo deve restare integro
perché fra pochi secondi questo corpo
oh Dio
quattro secondi
tre
oh Dio questo corpo oh
due
uno questo corpo oh Dio ecco
è risuscitato.
dal “Il libro della Passione” del cileno José Miguel Ibáñez Langlois.

Friday, October 27, 2006

CONOSCENZA§SAGGEZZA

Si leva a volo l'Aquila alla sommità del Cielo;il Cacciatore coi cani segue il suo percorso.O rivoluzione perpetua di stelle configurate,o ricorrenza perpetua di stagioni determinate,o mondo di primavera e d'autunno, di nascita e morte!Il ciclo senza fine dell'idea e dell'azione,L'invenzione infinita, l'esperimento infinito,Portano conoscenza del moto, non dell'immobilità;Conoscenza del linguaggio, ma non del silenzio;Conoscenza delle parole, e ignoranza del Verbo.Tutta la nostra conoscenza ci porta più vicini alla nostra ignoranza,Tutta la nostra ignoranza ci porta vicino alla morte.Ma più vicino alla morte non più vicini a Dio.
Dov'è la Vita che abbiamo perduto vivendo?Dov'è la saggezza che abbiamo perduto sapendo?Dov'è la sapienza che abbiamo perduto nell'informazione?I cicli del Cielo in venti secoliCi portano più lontani da Dio e più vicini alla Polvere.
Thomas Stearns Eliot da Cori da "La Rocca",