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Saturday, June 26, 2010

Lo "scandalo" del crocefisso

CARDINALE HERRANZ:
VALORI E DIRITTO NEL CASO DEL CROCIFISSO

Intervento del Cardinale Julián Herranz Casado, presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, durante una tavola rotonda svoltasi a Roma con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri sul tema "Valori e diritto. Il caso del Crocifisso".

Sembrerebbe opportuno, e forse doveroso da parte mia, cercare di inquadrare il nostro caso nel contesto culturale della dottrina della Chiesa e dell'attuale clima socio-politico dell'Europa. In questo senso vorrei accennare a due fatti significativi: un gesto di assenso di Giovanni Paolo II e una frase ormai storica di Benedetto XVI. Papa Wojtya assentì in una nostra riunione di lavoro all'affermazione che negli ultimi cento anni il Magistero della Chiesa è stato orientato soprattutto dalla cogente necessità di difendere i diritti fondamentali della persona, tra cui il diritto alla libertà religiosa, da due funeste utopie ideologiche diventate sistemi politici: l'utopia totalitaria della «giustizia senza libertà» (totalitarismi di destra e di sinistra: nazismo, comunismo, ecc.) e l'utopia libertaria o relativista della «libertà senza verità», oggi particolarmente influente in alcuni settori politici e mediatici europei.
Quest'ultima ideologia, com'è noto, nega l'esistenza di una verità oggettiva sulla persona umana e rifiuta l'esistenza di una legge naturale quale fondamento dei diritti universali (verità messa alla base della «Dichiarazione Universale dei Diritti Umani» dell'Onu), mentre affida al giudizio soggettivo del singolo o alla semplice opinione maggioritaria la decisione di stabilire sempre il vero e il giusto, anche quando si tratta di verità e valori assoluti e di diritti personali indisponibili. Benedetto XVI, che nella famosa omelia nella Messa previa al Conclave del 2005 denunciò già con coraggiosa intuizione la «dittatura del relativismo», ha affermato nuovamente sette giorni fa: «Quando la legge naturale e la responsabilità che essa implica sono negate, si apre drammaticamente la via al relativismo etico sul piano individuale e al totalitarismo dello Stato sul piano politico». Ciò che potrebbe avvenire anche a livello delle istituzioni officiali dell'Unione europea, se i più avveduti e democratici Stati membri del Consiglio di Europa non cercassero di impedirlo.
Riguardo alla religione, questa ideologia relativista si configura come «fondamentalismo laicista». Esso, allontanandosi dal retto concetto di «laicità», vorrebbe relegare la fede cristiana e il fatto religioso in genere nel solo ambito privato della coscienza personale, escludendo ogni segno, simbolo o manifestazione esterna della fede nei luoghi pubblici e nelle istituzioni civili (scuole, ospedali, ecc.). In questo contesto di fondamentalismo laicista va certamente inquadrata la sentenza della Corte di Strasburgo contro la presenza del Crocifisso nelle scuole italiane, benché venga pretestuosamente e unilateralmente invocato il diritto alla libertà religiosa.
La sentenza, infatti, sostiene che l'esposizione del Crocifisso nelle scuole costituirebbe una pressione morale sugli alunni in formazione e lederebbe di conseguenza la loro libertà di aderire a una religione diversa dalla cristiana o di non aderire a nessuna religione. Cosciente che altri illustri Relatori ben più esperti di me nel diritto ecclesiastico e costituzionale della Repubblica italiana, faranno ulteriori approfondite considerazioni in merito, vorrei sommessamente fare alcuni sintetici rilievi.
 1.Tale sentenza si richiama senza motivo (perché la semplice esposizione del Crocifisso non ha alcun carattere impositivo o discriminatorio) alla libertà religiosa degli alunni non cristiani, mentre non rispetta per quanto riguarda gli alunni cristiani delle scuole italiane e la patria potestà dei loro genitori, l'Art. 18 della «Dichiarazione Universale dei Diritti Umani». Questa norma, infatti, garantisce il diritto alla libertà religiosa, il quale include, tra l'altro: «la libertà di manifestare, individualmente o in comune, sia in pubblico come in privato, la propria religione».
 2.La sentenza non ha ponderato sufficientemente che la «laicità» rappresenta, sì, un principio costitutivo degli Stati democratici, ma sono essi che determinano nei singoli casi le sue forme concrete di attuazione, alla luce delle varie circostanze e tradizioni locali. Non si tratta infatti di un principio ideologico da imporre alla società violentando le tradizioni, i sentimenti e le credenze religiose dei cittadini. A questo proposito, appare esemplare anche per altre Nazioni di profonde radici cristiane la sentenza del Consiglio di Stato italiano del 13 febbraio 2006 in merito alla presenza del Crocifisso nelle scuole.
 3. Anche il concetto di «neutralità» religiosa cui si richiama la sentenza della Corte di Strasburgo è interpretato nel senso ideologico del relativismo agnostico. Infatti, la neutralità o aconfessionalità dello Stato significa unicamente che nessuna religione avrà carattere statale, ma non che lo Stato debba essere «anticonfessionale», cioè contrario alla presenza nelle istituzioni pubbliche di qualsiasi segno o simbolo religioso: tale atteggiamento di rifiuto della religione in se stessa farebbe dell'ateismo una specie di ideologia o religione di Stato e, nel nostro caso, del Consiglio di Europa e dell'Unione europea.
 4.Oltre a non tener conto che in uno Stato di diritto il Governo deve servire la società e non opprimerla con l'imposizione di una propria ideologia, la sentenza della Corte europea di Strasburgo non ha rispettato il principio di sussidiarietà che presiede il rapporto Stati-Istituzioni europee. La Corte, infatti, sembra aver superato illegittimamente i limiti della propria competenza pronunziandosi su di una questione che riguarda la legittima e doverosa salvaguardia da parte di uno Stato delle tradizioni e della cultura nazionali, nonché degli impegni presi tramite concordati o convenzioni particolari con la Chiesa cattolica e altre eventuali confessioni religiose.
5.In tanti ambiti della società (basti pensare, per esempio, a insegne e simboli come quelli della «Croce Rossa», di determinate bandiere nazionali, di altri enti di diritto internazionale, e perfino delle farmacie, cliniche e ospedali, ecc.) la Croce è stata considerata per secoli un segno di alto valore civico e spirituale, dell'amore che accoglie fraternamente e guarisce, di uguaglianza di tutti gli uomini nella dignità personale e nella comprensione delle loro sofferenze e delle loro necessità, ma anche un segno di pace, di concordia, di perdono. Voler estromettere questo segno dai luoghi e dalle istituzioni pubbliche in nome di una presunta «neutralità» religiosa, sarebbe una manifestazione non soltanto di «cristofobia» più o meno larvata ma soprattutto di inciviltà.
6.L'esperienza ha dimostrato che la proibizione di ogni segno religioso nelle scuole (come è avvenuto in Francia nel 2004, prima dell'attuale concetto di «laicità positiva») non favorisce l'integrazione. A molti credenti non cristiani non dà fastidio studiare in un'aula in cui ci sia un Crocifisso, mentre considerano negativamente che la religione sia proibita nella scuola in nome della «laicità». Di fatto, come dimostra un documentato servizio dell'International Herald Tribune del 2008 (cfr. «Aceprensa», 1 ottobre 2008), un numero crescente di famiglie musulmane francesi preferiscono trasferire i loro figli nelle scuole cattoliche.
7. In Spagna, una sentenza del tribunale contenzioso amministrativo provinciale di Valladolid, in nome dei principi di uguaglianza e di libertà di coscienza, obbligò una scuola pubblica nel novembre 2008 a togliere il Crocifisso dalle aule, in contrasto con la giurisprudenza del Tribunale Costituzionale. Quest'ultimo, infatti, con sentenza del 21 febbraio 1986, aveva affermato che l'aconfessionalità dello Stato non implica che le credenze e i sentimenti religiosi non possano essere oggetto di protezione; al contrario, il rispetto di queste convinzioni si trova alla base della convivenza democratica. Attualmente forti poteri mediatici e alcuni gruppi politici che sostengono da tempo l'ideologia del fondamentalismo laicista fanno pressione sul governo, perché prescinda dagli Accordi internazionali tra la Santa Sede e lo Stato spagnolo e perché in una pretestuosa eventuale legge «di libertà religiosa» da essi fortemente auspicata si proibiscano i Crocifissi e altri segni religiosi nelle istituzioni pubbliche e nelle cerimonie officiali (scuole, tribunali, ospedali, funerali di Stato, ecc.). Tutto ciò, anche se sanno che molto probabilmente la maggioranza dei cittadini, se interpellata con un referendum, sarebbe contraria.
Mi si permetta chiudere queste sintetiche riflessioni con un augurio. Poiché non soltanto la dottrina della Chiesa, ma anche la «Dichiarazione Universale sui Diritti Umani» dell'Onu, considerano che alla base di questi diritti c'è la persona umana con la sua dignità inalienabile, è da auspicare che pure le istituzioni dell'Unione europea tutelino questa verità sull'uomo. Una persona, cioè, la cui struttura ontologica e sociale non è quella di un essere dagli interessi puramente economici e temporali, ma di un individuo che, oltre a una intelligenza e libertà da rispettare, ha anche una dimensione trascendente e religiosa dello spirito che le leggi e le sentenze delle società veramente democratiche non possono ignorare, ferire o discriminare.



Wednesday, June 23, 2010

Venezia e la Bellezza (1)


Quante immagini della Madonna si trovano a Venezia? Innumerevoli e tutte di grande bellezza, come questa che si trova nel duomo di Murano. Parlare della Madre di Dio è parlare della Bellezza. La bellezza del dare la Vita, la bellezza dell'amore misericordioso (è il titolo più utilizzato nelle icone veneziane), la bellezza di essere e sapersi madre, la bellezza di servire in umiltà . Quale città più ha più titoli di  Venezia  per specchiarsi in tanta grandezza? La poesia di E. Pound ce lo svela.

LITANIA NOTTURNA

O Dieu, purifiez nos coeurs!
Purifiez nos coeurs!
Oh si, la mia strada hai segnato
In piacevoli luoghi
E la bellezza di questa tua Venezia
m'hai rivelata
Che la sua grazia è divenuta in me
una cosa di lacrime.
O Dio, quale grande gesto di bontà
abbiamo fatto in passato, e dimenticato,
Che tu ci doni questa meraviglia,
O Dio delle acque?
O Dio della notte,
Quale grande dolore
Viene verso di noi,
Che tu ce ne compensi così
Prima del tempo?
O Dio del silenzio,

Purifiez nos coeurs,
Purifiez nos coeurs,

Poiché abbiamo visto
La gloria dell'ombra della
Immagine della tua ancella,
Si, la gloria dell'ombra
della tua Bellezza ha camminato
Sull'ombra delle acque.
In questa tua Venezia.
E dinanzi alla santità
Dell'ombra della tua ancella
Mi sono coperto gli occhi,
O Dio delle acque.
O Dio del silenzio,


Purifiez nos coeurs,
Purifiez nos coeurs,


O Dio delle acque,
illimpidiscici il cuore,
Poiché ho visto
L'ombra di questa tua Venezia
Fluttuare sulle acque,
E le tue stelle
Hanno visto questa cosa, dal loro corso remoto
Hanno visto questa cosa
O Dio delle acque,
Come le tue stelle
A noi son mute nella loro corsa remota,
Cosí il mio cuore
in me è divenuto silenzioso.

Purifiez nos coeurs!
O Dio del silenzio,
Purifiez nos coeurs!
O Dio delle acque.

Da : Ezra Pound, Personæ, 1908,1909, 1910

Tuesday, June 22, 2010

La scoperta della perla preziosa

Tutto..., tutto deve vendere l'uomo avveduto, pur di ottenere il tesoro, la perla preziosa della Gloria!

Che cosa rende così difficile tutto questo? L'attaccamento del nostro cuore a cose e a persone, l'affermazione di sé, in sé medesimi - certo; ma con ciò non è detto tutto. Molto peggio è il fatto che in fondo non sappiamo per nulla esattamente a che cosa dovremmo dedicarci. L'intelletto forse lo "sa", l'ha sentito o l'ha letto; ma il cuore non lo sa. Il senso interiore non capisce. È cosa estranea alla radice della vita. Dare, in verità, non è affatto difficile, devo solo sapere per che cosa. Non per avere vantaggio, ma perché posso staccarmi da un reale valore solo per amore di uno più alto; debbo però sentirlo. E consistesse anche il valore soltanto nel coraggio del distaccarsi - allora io debbo necessariamente sentire appunto che il lasciare è cosa magnifica. E per questo in realtà che stanno scritte le parole sul «tesoro» e sulla «perla»! Non appena mi sta dinanzi l'oro, non è più difficile offrire in cambio casa e suppellettili; ma devo vederlo. Non appena si presenta la perla, posso vendere tutto per averla; ma essa deve luccicare realmente davanti a me. Io posso offrire le cose dell'esistenza per 1'«Altro» - ma cose e persone mi toccano, esercitano su di me un potere; l'Altro, al contrario, per il mio sentimento è irreale! Come posso offrire per amore di un'ombra la poderosità del mondo? Che il Regno di Dio sia prezioso, me lo si dice, ma io non lo percepisco. Che cosa giova al mercante, se uno gli racconta: in quel determinato posto v'è una meravigliosa perla; dà per essa ciò che tu possiedi? E deve necessariamente vederla. Il fatto di non vedere il luccicare della perla, di non essere interiormente afferrati dalla preziosità di ciò che a noi viene in Cristo - questo è la sfortuna! Come dovremmo condurre la lotta, se da una parte stanno «i regni del mondo e la loro gloria» (Alt 4, 8), dall'altra però un'indeterminatezza opaca?

Come possiamo avanzare? Anzitutto con la frase: «Signore, io credo, aiuta la mia incredulità!» (Mc 9, 24). Certo, in realtà noi abbiamo pur qualche sentore della perla e del tesoro; quindi dobbiamo rivolgerci al Signore della gloria e pregarlo di mostrarsi a noi. Egli lo può fare. Egli può concedere che la preziosità infinita del regno di Dio ci tocchi il cuore e l'anelito nasca. Può far sì che l'oro del tesoro ci colpisca coi suoi raggi e ci appaia chiaro che cosa abbia reale valore: esso, o le cose del mondo. Perciò siamo obbligati a pregare. Continuamente siamo necessitati a stracciare il velo della tenebra perché si apra e lasci entrare la luce. Continuamente dobbiamo pregare che Dio ci tocchi il cuore. In tutto ciò che facciamo deve esservi nell'intimo qualcosa di vigile e orientato verso ciò che lo trascende verso l'alto. E questo quel pregare che «non cessa mai» (cfr. Lc 18, 1; 21, 36; Ef 6, 18; I Ts 5, 17) e sicuramente trova esaudimento.

Ma ciò non basta ancora. Per le parole di Dio, le cose non procedono nel senso che prima le si conosca interamente e poi si agisca in conformità di esse, ma conoscere e agire convergono in unità. Dapprima si conosce poco. Se si agisce secondo questo poco, la conoscenza cresce, e dalla conoscenza crescente scaturisce un agire potenziato. Qualcosa della perla sicuramente noi l'abbiamo scorto. Certo abbiamo un presentimento che quel comportamento che Cristo chiama «amore» è più prezioso del nostro agire quando il suo motivo viene dalle concezioni correnti intorno a noi e dal sentimento personale. Non potremmo dunque prendere sul serio quel poco che capiamo? Per esem-io, trattare un'offesa non secondo il sentimento spontaneo o la considerazione sociale dell'onore, ma secondo I'oríentamento di Cristo? Rischiare con l'amore, che è sovrano e attinge dalla propria pienezza? Perdonare, ispirati dal cuore di Cristo, con tanta purezza quanto ci è possibile? Se agiremo così, comprenderemo meglio che cosa sia in gioco qui; anzi no, comprenderemo soltanto ora, perché le realtà dell'esistenza, in verità, si fanno chiare soltanto quando le si attua. E, la prossima volta, saremo in grado di fare di più: più facilmente distaccarci, "vendere" più coraggiosamente, "odiare" più onestamente – che cosa? Il nostro istinto, la nostra cupidigia, il nostro sentire spontaneo la nostra autogiustizia, tutti i criteri apparentemente così inattaccabili dell'onore e del diritto. Penetreremo più in profondità nel nuovo ordine; questo ci arrecherà nuova conoscenza e da essa a sua volta scaturirà nuova azione... Già ora presagiamo certamente che significa qualcosa di diverso eseguire il proprio lavoro a servizio di Dio dal farlo solo nell'ambito della professione terrena. Questo è determinato dalla volontà dell'autoconservazione, o dallo slancio del creare, o dal desiderio di servire il proprio ufficio e il proprio tempo - quello, invece, dalla volontà di mettere a disposizione del dominio di Dio il proprio agire, affinché egli vi operi la Nuova Creazione. Non si potrebbe cominciare con questo atteggiamento? Si vede pur qualcosa della grande realtà di cui si tratta qui; non si potrebbe assumerlo nel proprio orientamento e far sì che influisca nelle motivazioni del lavoro? Per esempio quando non si prendono in considerazione gli esiti e s'affaccia la tentazione di prendere la cosa con leggerezza? O quando qualcuno appare stolto agli occhi del mondo, ma viene richiesto dalla voce intima? Allora si instaurerebbe di nuovo quell'effetto di reciprocità per il quale nell'agire cresce la conoscenza e da quanto è meglio conosciuto sgorga un agire più fecondo.

R. GUARDINI, Il Signore, pag. 250-252



La vocazione cristiana e il 26 giugno

 La scoperta della vocazione cristiana è paragonata allla scoperta di un tesoro
Scrivevi: “Simile est regnum coelorum” — il Regno dei Cieli è simile a un tesoro... Questo passo del Santo Vangelo mi è caduto nell'anima, e ha messo radici. Lo avevo letto tante volte, senza coglierne il midollo, il sapore divino”. (FORGIA 993)

Tuesday, June 08, 2010

Recensioni 1

Brevi ma efficaci presentazioni di libri (sopratutto nel settore della narrativa e della saggistica) acquisiti recentemente dalla biblioteca del Centro ELIS e disponibili per il prestito.



Joseph Ratzinger Guardare Cristo. Esercizi di fede, speranza e carità. Jaka Book, Milano 2009, pagine 99

Le riflessioni contenute in questo libro sono il prodotto degli esercizi spirituali tenuti nel 1986 a Collevalenza dall’allora Cardinal Ratzinger a sacerdoti di Comunione e Liberazione. Il tema degli esercizi era “Fede, Speranza e Carità”.
L’Autore afferma che “di fronte all’agnosticismo contemporaneo la questione di Dio è inevitabile, e per confrontarvisi sono indispensabili alcune virtù fondamentali: l’ascolto del messaggio che proviene dalla nostra esistenza e dal mondo, e l’impegno deciso della nostra vita interiore per questa questione che concerne ognuno di noi personalmente”.
Le meditazioni scorrono una dopo l’altra con quello stile caldo e profondo che ormai conosciamo bene tutti. Il capitolo sulla virtù della speranza si conclude con il confronto che l’Autore fa tra la speranza cristiana e la sua forma laica. Nel caso della ”speranza” laica, cioè l’ottimismo – scrive – non c’è nulla da sperare: ciò che aspettiamo dobbiamo farcelo noi stessi e non ci viene dato nulla al di là del nostro potere. Nell’altro caso, invece, esiste una reale speranza al di là delle nostre possibilità, speranza nell’amore illimitato. La speranza è frutto della fede; in essa la nostra vita si protende verso la totalità di tutto il reale, di cui la fede ci dona la chiave.
Trattando dell’amore soprannaturale l’allora Cardinale scrive che esso proviene da un “tu” più grande di quello umano: “esso è il sì di Dio che penetra nella mia vita mediante il sì di Gesù Cristo proferita per noi nella sua Incarnazione, Croce e Resurrezione, per noi che ci eravamo allontanati dal sì di Dio”.

Alexander McCall Smith, Le lacrime della giraffa.   Guanda, 2003, pp. 238

Da Alexandr McCall Smith – autore del romanzo di successo “Le lacrime della giraffa” – ecco una nuova avventura di Precious Ramotwe (definita la Miss Marple africana), la quale, come la simpatica vecchietta investigatrice di Agatha Cristie, è alle prese con intricati casi polizieschi.
Fondatrice della “Ladies’ Detective Agency n.1” (l’unica agenzia investigativa del Botswana, nell’Africa Meridionale), l’intraprendente signora si trova di fronte sola a situazioni di tradimenti coniugali e furti di bestiame, ma questa volta deve risolvere un caso dai risvolti inquietanti, solamente aiutata (si fa per dire) dal marito Makatoni, distratto in tutto, meno che dei motori, del quali è fanatico, e dal collaboratore Polopetsi, tanto volonteroso quanto pasticcione.
Come tutti i romanzi di McCall Smith, questo è ricco di humor, ed è adatto ad un pubblico giovane, ma godibile per lettori di ogni età.


C.S.Lewis, Scusi… Qual è il suo Dio?   Edizioni G.B.U., Roma 1993, pagine 228

Il contenuto di questo libro fu trasmesso originariamente per radio negli anni dal 1942 al 1944 dal celebre scrittore anglicano inglese.
Gli argomenti trattati configurano il libro come moderna apologetica, senz’altro opera minore nella vasta produzione dello scrittore, ma con argomentazione efficace e stile scorrevole. Leggiamo interessanti capitoli su temi di grande importanza, quali, fra gli altri: la legge naturale, l’esistenza di Dio, le virtù cardinali e quelle teologali, la morale sessuale, il matrimonio e il celibato, il perdono, e per finire una trattazione sull’arduo problema della Trinità, discusso con acume non comune.
Di particolare validità è il capitolo “Il grande peccato”, che l’Autore identifica nell’orgoglio. Al riguardo scrive: “Secondo i maestri del cristianesimo, il vizio essenziale, il male estremo, è l’orgoglio. Mancanza di purezza, ira, avidità, ubriachezza e così via, sono piccolezze al suo confronto. Fu per orgoglio che un angelo diventò il demonio, e l’orgoglio conduce a tutti gli altri vizi. L’orgoglio è la condizione morale esattamente opposta a Dio”.
Il giudizio non po’ che essere positivo: C.S.Lewis in questo libro sa produrre un’opera cristiana molto valida.

Joseph Ratzinger, L’elogio della coscienza. La verità interroga il cuore. Cantagalli, Siena 2009, pagine 175

Nell’attuale dibattito sulla moralità, soprattutto nell’ambito della morale cattolica, la questione della coscienza è il punto nodale della discussione, e quindi ci porta al cuore del problema morale.
L’allora Cardinal Ratzinger prende ampiamente in esame il pensiero del celebre cattolico inglese, il Cardinale Newman, del quale l’Autore scrive che la sua “vita ed opera potrebbero essere designati come un unico grande commento al problema della coscienza”.
A conclusione della vasta disamina del pensiero del cardinale inglese, il futuro Papa Benedetto VI afferma di avere trovato “un parallelo adeguato alla storia del pensiero nella disputa tra Socrate-Platone e i Sofisti, i quali sostengono una visione del mondo in cui l’uomo crea da sé i criteri per la sua vita, mentre, dalla parte di Socrate-Platone c’è la fiducia nella possibilità per l’uomo di conoscere la verità”.


Rodney Stark, La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezze   Ed. Lindau, Milano 2008, pagine 378

E’ inveterato luogo comune l’affermazione che il repentino sviluppo scientifico del XVII secolo – inizio di un inarrestabile straordinario sviluppo – fu causato dalla vittoria della cultura e società laica su quelle del cattolicesimo, considerate arretrate e ormai superate.
L’Autore sostiene un’interessante tesi che ribalta quella teoria laicista: portando una vasta mole di dati su tutta una serie di progressi nel campo scientifico ed economico, dimostra che l’autentico “motore” iniziale dei progressi fu la fede nella ragione, che in massima parte fu frutto del cristianesimo. Cioè: nessuno sviluppo sarebbe stato possibile senza l’efficacia di una risolutiva fiducia nella ragione, che affonda le proprie radici nella religione cristiana, e - afferma l’Autore – il suo vastissimo diffondersi avvenne ad opera del ”Medioevo cattolico”, nel quale, per fare solo un paio di esempi vi fu: il sorgere ed espandersi delle Università, e la creazione e il diffondersi di opere filosofiche autenticamente innovative, che innescarono lo sviluppo di cui si parlava.


NAVARRO-VALLS JOAQUIN , A passo d'uomo Ricordi, incontri e riflessioni tra storia e attualità. Ed. MONDADORI € 18,51

Joaquin Navarro Valls è stato direttore della Sala Stampa del Vaticano dal 1984 al 2006, e anche durante il suo importante incarico è stato presente nel dibattito mediatico tramite numerosi articoli nella stampa italiana e internazionale.
Nel corso di questa intensa vita professionale ha accumulato un ricco patrimonio di pensiero ed esperienza, dei quali questo libro ricorda episodi inediti della sua vita professionale accanto a Giovanni Paolo II: Basti pensare che Navarro Valls era sempre presente nei numerosissimi interessanti viaggi del Papa, così come era presente agli incontri con Giovanni Paolo II di personaggi di statura mondiale, come Gorbaciov e Fidel Castro e molti altri.
Di grande interesse sono ampi capitoli nei quali Navarro Valls esamina svariati aspetti controversi della realtà contemporanea, dalla bioetica alla droga, dall’ecologia al terrorismo.
Lo stile da giornalista di razza rivela il carattere umano e professionale evidenziando la sua competenza professionale, il garbo e la simpatia umana.

Thursday, June 03, 2010

Orvieto e il Corpus Domini (2)

Processione e Trasfigurazione


A detta di molti la facciata del duomo di Orvieto è la più bella d'Italia: un capolavoro d'arte e di fede che si adatta meravigliosamente al tesoro che custodisce.
   La facciata fa ricordare  l’episodio del Vangelo in cui si narra la Trasfigurazione di Gesù (prima della Pasqua) in cui Pietro dice al Signore “facciamo quì tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia.” Le tre navate  del duomo orvietano sono come tre tende situate, come il monte Tabor, in un luogo elevato; naturalmente al centro stà la tenda di Gesù! In qualche modo anche il corporale può essere considerato una “tenda”, un posto dove il Sacramento si appoggia e vi “abita”!
  Anche la nuvola che si osserva sulla foto in alto a destra e che si stà avvicinando al luogo ricorda quella narrata dall’evangelista Luca : “ venne una nube e li copriva con l’ombra; ma quando essi entrarono nella nube furono presi dalla paura”. La nube indica la presenza misteriosa e ineffabile di Dio. Nel libro della Genesi si dice: “allora la nube coprì la tenda del convegno e la Gloria del Signore riempì la Dimora.

Orvieto e il Corpus Domini

Le origini della festa e della processione

Nel 1263 un prete boemo, Pietro da Praga, che aveva dei dubbi sulla verità della transunstanziazione, durante un viaggio da Praga a Roma, mentre celebrava messa presso la tomba di S. Cristina in Bolsena, vide stillare sangue dall'Ostia consacrata e bagnare il corporale e i lini liturgici. Il sacerdote, impressionato per l'accaduto, corse a Orvieto, dove risiedeva il Papa Urbano IV, il auale mandò a Bolsena il Vescovo Giacomo per sincerarsi dell'accaduto e portare ad Orvieto il lino insanguinato. Il Pontefice incontrò poi il Vescovo al Ponte di Rio Chiaro (attuale Ponte del Sole) e portato in Orvìeto il lino, macchiato del sangue di Cristo, lo mostrò al popolo. L'11 Agosto 1264 promulgò la Bolla "Transiturus" che istituiva per tutta la cristianità la Festa del Corpus Domini dalla città che fino allora era stata infestata dai Patarini neganti il Sacramento dell'Eucarestia; per celebrare il prodigio si volle, specialmente da Francesco di Bagnoregio Vescovo di Orvieto, innalzare un tempio di splendore mai visto.
Già qualche settimana prima di promulgare questo importante atto - il 19 Giugno - lo stesso Pontefice aveva preso parte, assieme a numerosissimi Cardinali e prelati venuti da ogni luogo e ad una moltitudine di fedeli, ad una solenne processione con la quale il sacro lino macchiato del sangue di Cristo era stato recato per le vie della città. Da allora, ogni anno in Orvieto, la domenica successiva alla festività del Corpus Domini, il Corporale del Miracolo di Bolsena , racchiuso in un prezioso reliquiario opera di orafi orvietani, viene portato processionalmente per le strade cittadine seguendo il percorso che tocca tutti i quartieri e tutti i luoghi più significativi della città.La processione religiosa sfila insieme al Corteo Storico, indubbiamente uno dei più belli d'Italia, nel quale sono rappresentate tutte le magistrature dell'epoca comunale e gli stemmi e le armi delle famiglie gentilizie orvietane e che offre, sullo sfondo dell'incomparabile scenario dei monumenti e delle caratteristiche strade di Orvieto, uno spettacolo aItamente suggestivo ed indimenticabile.