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Friday, December 23, 2011

Natale 2020: così pregò il bue

Tra i mille racconti natalizi, uno dei più belli l’ha scritto un poeta,
Jules Supervielle, nel 1931, inserendolo nella raccolta “La bambina dell’oceano”, che un altro sensibilissimo poeta, Giancarlo Pontiggia, ha tradotto nel 1989 insieme a sua moglie Maria CristinaGrandi (Ed. Marcos y Marcos).
Supervielle dà voce all’asino e al bue del presepe, immedesimati nel loro compito di riscaldare e vegliare sul Bambino, affettuosamente accolti dalla Vergine e da Giuseppe

.. entrambi proteggono il Bambino, osservano stupiti l’arrivo dei Magi,
e organizzano la sfilata di tutti gli animali che, compunti e adoranti, vengono a rendere omaggio al Bambino. Tutti, anche il leone che quasi chiede scusa per la propria forza e prestanza; anche la tigre che si appiatta come uno scendiletto e poi, “nel giro di qualche secondo, si ricostituì tutta intera con una precisione e un’elasticità incredibili”; anche gli scorpioni, le vipere, i serpenti, senza timore alcuno: “La Vergine non ebbe esitazioni. “Potete farli entrare tutti, il mio bambino è al sicuro nella sua greppia come nel più alto dei cieli”. “E uno alla volta!”, aggiunse Giuseppe con un tono quasi militaresco. “Non voglio che passino dalla porta due animali alla volta, altrimenti non ci si raccapezza più””.Il bue è così rapito e delicato che si scorda di mangiare, e dimagrisce di giorno in giorno. Quando è il momento, l’asino del presepe diventerà l’asino della fuga in Egitto, e il bue non potrà seguire la sacra Famigliola che si congeda affettuosamente dall’animale, accolto poi nella costellazione del Toro.

la preghiera del bue:

“Non bisogna giudicarmi, Bambino celeste, dal mio aspetto tardo e ottuso. Forse un giorno potrò non rassomigliare più a un piccolo masso che si muove? Queste corna, bisogna proprio che tu lo sappia, vedi, sono più che altro un ornamento, ti confesso anzi che non me ne sono mai servito.
Gesù, metti un po’ della tua luce in tutta la confusione e le miserie che sono in me. Insegnami un po’ della tua delicatezza, tu che hai i piedini e le manine così finemente attaccati al corpo. Mi dirai, mio piccolo Signore, perché un giorno mi è bastato girare la testa per vederti tutto intero? Come ti ringrazio di poter stare inginocchiato davanti a te, meraviglioso Bambino, e di vivere così, insieme agli angeli e alle stelle! A volte mi chiedo se per caso tu non sia stato male informato e se sono proprio io quello che doveva essere qua; forse hai notato che ho una grande cicatrice sul dorso e che mi manca del pelo sul fianco, cosa che non sta affatto bene. Senza neanche uscire dalla mia famiglia, avrebbero potuto essere scelti mio fratello o i miei cugini, che sono molto meglio di me. E il leone o l’aquila non sarebbero stati più indicati?”.

“Smettila”, disse l’asino “che cos’hai da sospirare così, non vedi che non lo lasci dormire con tutte le tue ruminazioni?” .”Ha ragione”, si disse il bue “bisogna saper tacere quando è il momento, anche quando sentiamo una felicità così grande che non sappiamo dove metterla”.


Per riuscire, fallire

                                                                                                                           


















Ho sbagliato più di
9000 tiri nella mia carriera.
Ho perso quasi 300 partite.
26 volte, mi hanno dato la fiducia per fare il tiro vincente dell’ultimo secondo e ho sbagliato.
Ho fallito più e più e più volte nella mia vita.
 È per questo che ho avuto successo.



                                                                   Michael Jordan

 




Tuesday, November 29, 2011

Avvento§vita interiore

L'Avvento è un periodo privilegiato per approfondire la propria vocazione cristiana, per cominciare e ricominciare ad amare Gesù. Le parole di san Josemaria ci fanno capire la normalità della vita interiore: il respiro dell'anima!

Vita interiore, in primo luogo. Quanti ancora non lo capiscono! Quando sentono parlare di vita interiore pensano alle navate buie o all'aria viziata di alcune sacrestie. Da più di un quarto di secolo cerco di insegnare che non è nulla di tutto ciò. Io mi riferisco alla vita interiore dei comuni cristiani, quelli che abitualmente si incontrano in piena strada, all'aria aperta: quelli che per la strada, nel lavoro, in famiglia e nei momenti di svago non perdono di vista Gesù per tutta la giornata. Non è forse questa una vita di continua orazione? E non hai forse compreso anche tu la necessità di essere anima di orazione, di avere con Dio un rapporto che ti deifichi? Questa è la fede cristiana, e così l'hanno sempre intesa le anime d'orazione: Diventa Dio — scrive Clemente Alessandrino —l'uomo che vuole tutto ciò che Dio vuole.

L'inizio non è facile; costa sforzo rivolgersi al Signore e ringraziarlo della sua pietà paterna e concreta verso di noi. Poi, a poco a poco — benché non sia cosa del sentimento — l'amore di Dio si fa tangibile come una traccia profonda nell'anima. È Cristo che ci segue amorosamente: Ecco, sto alla porta e busso. Come va la tua vita di orazione? Non senti a volte, durante il giorno, il desiderio di conversare con Lui, senza fretta? Ti càpita di dirgli ogni tanto: poi ti racconterò tutto, ne parleremo insieme?
Nei momenti espressamente dedicati a tale colloquio col Signore, il cuore si apre, la volontà si irrobustisce, l'intelligenza — aiutata dalla grazia — imbeve di realtà soprannaturali le vicende umane. Come frutto, matureranno sempre propositi chiari e concreti di migliorare la tua condotta, di affinare la carità nel rapporto con tutti, di impegnarti a fondo — con lo zelo di un vero sportivo — nella lotta cristiana di amore e di pace.
L'orazione diventa allora incessante, come il battito del cuore e il pulsare delle arterie. Senza questa presenza di Dio non c'è vita contemplativa; e senza vita contemplativa a ben poco serve lavorare per Cristo, perché se Dio non edifica la casa, invano si affaticano i suoi costruttori.
 JOSEMARIA ESCRIVA, È Gesù che passa , La vocazione cristiana , Punto 8





Thursday, November 24, 2011

Come Maria















           L’AVVENTURA DELLA FEDE E IL CELIBATO APOSTOLICO

Nelle sue visioni future, Isaia intravede la Vergine Maria (Is 7,14). Con Maria, raggiungiamo il culmine cristiano della fede. Maria è «colei che ha creduto»; questo è il più bel titolo di gloria, perché tutto il resto, immacolata concezione.., maternità divina... è dono gratuito di Dio. Più di qualsiasi altra anima umana, Maria ha tentato la grande avventura della fede.
Nella sua vita, c'è anzitutto la grande avventura del suo proposito di verginità*. Con il suo proposito ella faceva un gesto più grande di quello di Abramo che offre il figlio Isacco. Il nostro padre nella fede sacrificava il suo primogenito, cioè un essere che era come la parte migliore di se stesso, ma non sacrificava tutto se stesso, né per sempre. Promettendo a Dio di restare vergine, Maria si offre senza riserve e senza ritorno; offre a Dio non solo il suo corpo, ma anche le sue facoltà più nobili, l'intelligenza e il cuore, perché questo è essere vergine: pensare solo a Dio, amare solo Lui e vivere nello spogliamento e come nell'ignoranza di se stessi; è come un olocausto perpetuo. Pensiamo alla portata immensa di questo impegno? Il dinamismo interno del voto di verginità tende alla santità ed è un appello rivolto a Dio affinché venga a invadere la nostra vita. Per capirlo basta valutare la portata di queste semplici parole: dare a Dio la propria intelligenza, dare a Dio il proprio cuore e il proprio corpo. Fare un dono del genere è consentire in anticipo a perdere un giorno molto realmente, anche se nella misura voluta da Dio, la proprietà della propria persona e della propria vita perché Dio ne sia il padrone esclusivo.'Fare un dono del genere è, in qualche modo, invitare Dio a godere della pienezza dei suoi diritti sulla nostra persona e la nostra attività: ti appartengo, fa' di me ciò che ti piace.

Nessuno, prima della beata Vergine, aveva avuto il coraggio di fare un'offerta del genere, dandole un senso così profondo. Abramo apre la serie dei credenti; Maria apre quella dei credenti perfetti, di coloro che, al suo seguito, avranno il coraggio di giocare il tutto per tutto, perché è questo essere vergini: rischiare tutto per incontrare Colui che è tutto. Si rinuncia alle gioie più grandi di quaggiù, le gioie dell'amore e dell'intimità della famiglia, le gioie della paternità e della maternità e, in cambio, apparentemente, non si riceve niente, ma in realtà si riceve tutto. Questo tutto, però, non sempre è sentito e conosciuto, va creduto. Il prete, la ragazza che, seguendo la Vergine, consacrano a Dio la loro verginità**, fanno un gesto eroico di santità; non potrebbero donare di più. Ma ciò che uno dona all'inizio una volta per tutte, dovrà accettare di perderlo per così dire, goccia a goccia, nella vita di ogni giorno; si rinuncia certamente in una sola volta alle gioie legittime
connesse con il matrimonio e la famiglia, ma non si perde in una sola volta la proprietà della propria persona; solo Maria ha potuto farlo e per questo è stata lo strumento scelto dai grandi disegni dell'amore divino; e per questo è anche nostro modello imitabile per sempre. Maria, vergine tutta pura, è anzitutto l'esempio delle anime consacrate*** a Dio nella verginità, che hanno avuto il coraggio di ripetere il suo gesto di fede e di amore. Ma è anche un modello per tutte le anime cristiane che, in qualsiasi condizione, sono tenute al rispetto della virtù della purezza, la cui sola salvaguardia suppone una fede e un amore profondo. C'è una purezza da salvaguardare nel matrimonio che a volte esige eroismo.

Da ANDRE FEUILLET, Maria madre del Messia e Madre della Chiesa, pp. 57-58 Articolo pubblicato su “Carmel”, n° 2 ,1954

* L’autore scrive di “proposito di verginità” e non di voto religioso: la Vergine Maria è rimasta nella condizione in cui già si trovava in mezzo al suo popolo e nel suo ambiente sociale e parentale

** Prima della metà del secolo scorso non era ancora conosciuto il cammino del celibato laicale in mezzo al mondo come cristiani comuni, senza fare una consacrazione religiosa e senza “prendere i voti”.

***: Anche il termine consacrato precedentemente utilizzato nella devozione popolare cristiana, agli inizi del 900 è venuto a significare una connotazione “religiosa”.




Tuesday, November 22, 2011

La fede è una grande avventura

Novena all’Immacolata e Porta Fidei.  
Benedetto XVI ha indetto per il 2012 un Anno della Fede. Esso avrà inizio l’11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e terminerà nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il 24 novembre 2013.

La novena all’Immacolata di quest’anno può essere l’occasione per pregare e prepararsi a questo anno della Fede. La lettera apostolica in cui il Papa spiega l’iniziativa ha come titolo “Porta Fidei”. E quale titolo più adatto alla Madonna se non questo : Porta della Fede.Nella parte conclusiva della Lettera, Benedetto XVI parla della Fede della Madonna:

“Per fede Maria accolse la parola dell’Angelo e credette all’annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio nell’obbedienza della sua dedizione (cfr Lc 1,38). Visitando Elisabetta innalzò il suo canto di lode all’Altissimo per le meraviglie che compiva in quanti si affidano a Lui (cfr Lc 1,46-55). Con gioia e trepidazione diede alla luce il suo unico Figlio, mantenendo intatta la verginità (cfr Lc 2,6-7). Confidando in Giuseppe suo sposo, portò Gesù in Egitto per salvarlo dalla persecuzione di Erode (cfr Mt 2,13-15). Con la stessa fede seguì il Signore nella sua predicazione e rimase con Lui fin sul Golgota (cfr Gv 19,25-27). Con fede Maria assaporò i frutti della risurrezione di Gesù e, custodendo ogni ricordo nel suo cuore (cfr Lc 2,19.51), lo trasmise ai Dodici riuniti con lei nel Cenacolo per ricevere lo Spirito Santo (cfr At 1,14; 2,1-4).”

La fede è una grande avventura.

Credere è rischiare tutto per Dio. Non sappiamo che cosa sia credere se non ci siamo sentiti mancare la terra sotto i piedi, se non abbiamo vissuto l'incertezza del giorno o anche dell'ora futura. La fede è il contrario della sicurezza di sé; è la sicurezza solo in Dio. I santi sono stati grandi avventurieri, non perché hanno da soli tentato cose folli, che sarebbe follia umana votata all'insuccesso, ma perché si sono resi disponibili perché Dio potesse tentare tramite loro delle follie. E Dio fa follie nella vita stessa del più umile dei cristiani, che accetta di vivere pienamente la vita della fede.(pag.51)...Con Maria, raggiungiamo il culmine cristiano della fede.
Maria è «colei che ha creduto»; questo è il più bel titolo di gloria, perché tutto il resto, immacolata concezione.., maternità divina... è dono gratuito di Dio. Più di qualsiasi altra anima umana, Maria ha tentato la grande avventura della fede. Nella sua vita, c'è anzitutto la grande avventura del suo proposito di verginità. Con il suo proposito ella faceva un gesto più grande di quello di Abramo che offre il figlio Isacco. Il nostro padre nella fede sacrificava il suo primogenito, cioè un essere che era come la parte migliore di se stesso, ma non sacrificava tutto se stesso, né per sempre. Promettendo a Dio di restare vergine, Maria si offre senza riserve e senza ritorno; offre a Dio non solo il suo corpo, ma anche le sue facoltà più nobili, l'intelligenza e il cuore, perché questo è essere vergine: pensare solo a Dio, amare solo Lui e vivere nello spogliamento e come nell'ignoranza di se stessi; è come un olocausto perpetuo. (pag. 55) Da Andrè Feuillet, MARIA: MADRE DEL MESSIA, MADRE DELLA CHIESA.

Madre di Gesù e Madre nostra

“Ti consiglio — per concludere — di fare, se non l'hai ancora fatta, la tua esperienza personale dell'amore materno di Maria. Non basta sapere che Ella è Madre, considerarla tale, e parlare di Lei come tale. È tua Madre, e tu sei suo figlio; ti vuole bene come se tu fossi il suo figlio unico sulla terra. Trattala di conseguenza: raccontale tutto ciò che ti succede, rendile onore, amala. Nessuno può farlo al tuo posto, né come tu lo faresti, se non sei tu stesso a farlo.

Ti assicuro che se ti avvierai per questo cammino, troverai subito tutto l'amore di Cristo: e ti vedrai inserito nella vita ineffabile di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo. Troverai la forza per compiere fino in fondo la Volontà di Dio, ti riempirai di aneliti di servire tutti gli uomini. Sarai il cristiano che ogni tanto sogni di essere: pieno di opere di carità e di giustizia, felice e forte, comprensivo con gli altri ed esigente verso te stesso.

Questo, non altro, è il nerbo della nostra fede. Ricorriamo a Maria, che ci accompagnerà con passo sereno e costante. (Josemari Escrivà ,Amici di Dio , Madre di Dio, Madre nostra , Punto 293)













Friday, September 30, 2011

L'Angelo Custode


Questa poesia si trova nel bel volume di ROBERT LOUIS STEVENSON "Il mio letto è una nave. Poesie per grandi incanti e piccoli lettori.".  Ma chi è il compagno invisibile dell'omonima poesia?









Il compagno invisibile


Se vedi un bambino che gioca da solo
nel bosco, in un prato, in casa o su un molo
stai certo che accanto, in piedi o seduto,
con lui c'è l'amico che mai fu veduto.

Nessuno lo ha visto e nessuno lo ha udito,
e anche il suo viso non è definito,
perché non si vede e neppure si sente,
ma a casa o in giardino è sempre presente.

Nascosto nel lauro, là dietro i covoni
lui canta con te ogni volta che suoni,
se tu sei felice e non sai dir perché
l'amico invisibile è certo con te.

È piccolo, e piccolo vuole restare,
se scavi una buca ci va ad abitare,
è lui quando giochi coi tuoi soldatini
che sta coi francesi sconfitti e meschini.

E quando la notte ti spinge al tuo letto
ti avvolge di un sonno sereno e perfetto
e ovunque tu abbia riposto i balocchi
è lui che ti veglia, e non chiude mai gli occhi.


ROBERT LOUIS STEVENSON

Saturday, September 10, 2011

8 e 12 settembre : AUGURI MADRE

Festeggiamo, molto vicine, le due feste della Madonna, nostra madre.

Maria la madre del Messia è veramente nostra madre. Come spiega André Feuillet (Maria: madre del Messia, madre della Chiesa. ed Jaca Book). nel commentare il versetto di s. Giovanni «Donna, ecco il tuo figlio! Figlio, ecco la tua madre!». E’ evidente che non possiamo pensare che queste parole di Gesù crocifisso rappresentino solo un gesto di pietà filiale. Tutto il contesto della scena del Calvario è messianico. Inserita in tale contesto, questa maternità e questa filiazione non possono che essere messianiche. La maternità di Maria, qui proclamata, si ricollega molto intmamente alla maternità messianica messa in rilievo dai racconti dell’infanzia di Matteo e di Luca.... Il posto privilegiato che san Giovanni (19,25-27) assegna alla Vergine Maria nell'economia della nuova alleanza non deriva da una decisione arbitraria di Cristo crocifisso, come se Gesù, d'improvviso, in quel momento, avesse voluto darci Maria come madre. Questo posto privilegiato, assegnato alla madre di Cristo nella nuova alleanza, deriva dalla parte attiva assunta liberamente dalla Vergine Maria nella realizzazione del mistero dell'incarnazione redentrice. Questa parte, Maria l'assunse al momento dell'incarnazione, quando pronuncíò il suo Fiat, e, in seguito, al momento della passione, quando aderì con tutto il cuore al misterioso piano divino che per lei era estremamente, supremamente crocifiggente. Qui devo ripetere per il dramma del Calvario ciò che ho detto per l'incarnazione: ancora una volta, Maria dà la sua libera adesione a una volontà divina che interessa contemporaneamente il Messia e il popolo messianico.(pp. 42-43)

Maria è quindi corredentrice  “Nel giorno in cui era diventata la madre di Gesù per l'incarnazione e la nascita, Maria aveva già ricevuto, in principio, questo incarico; nel momento in cui nel dolore della croce, Gesù genera definitivamente la Chiesa con la sua morte, Maria è presente, per completare la sua opera di madre.(p. Benoit, Passion e resurrection du Seigneur)

Nellimmagine del  portale della basilica di S. Maria Maggiore in Tuscania,viene rappresentato un accostamento significativo: Abramo (il sacrificio di Isacco) e l’offerta della Sede Sapientiae (l’Agnello di Dioche stà per essere immolato). La Madonna offre e si offre con il Figlio per la redenzione del mondo.

..il cosciente programma iconografico risponde ad un preciso valore didattico. La figura di Maria in trono definisce l'allegoria testamentaria di Sedes Sapientiae, la bulla al suo collo è simbolo della maternità senza corruzione sottolinea l'aspetto soprannaturale del parto della Vergine-Madre (nel diritto romano essa simboleggiava l'integrità fisica naturale e veniva tolta al momento delle nozze): la Sapientia, cioè il bambino assiso sul trono con Maria, è raffigurato adulto, autoritario,con la mano destra benedicente. La sintassi narrativa del programma si perfeziona negli exempla che contornano il gruppo principale: le scene vetera-testamentarie di Balaam, un re-indovino arameo i cui vaticinii sono interpretati come previsioni della venuta del Messia e del sacrificio di Isacco, prefigurazione della dedizione totale, fino alla morte, del Redentore. e l'episodio neo-testamentario della Fuga in Egitto messaggio di salvezza che adombra la resurrezione. L’esposizione metaforico-narrativa si conclude nella figura dell'Agnello Mistico, simbolo del cristologico eucaristico. (pag. 17 , Fulvio Ricci, Chiesa di S. Maria Maggiore di Tuscania” )