Search This Blog

Tuesday, July 17, 2012

Dalla persona all’individuo: Pico della Mirandola.

Alle origini delle ideologie del costruttivismo e della teoria del genere


La separazione tra Chiesa e Stato si fonda sulla separazione tra il potere religioso e il potere politico (nel senso di potere di governare) e non sul convincimento che vi siano due sistemi di pensiero contrapposti e contraddittori per poter concepire il bene comune. Le regole della politica sarebbero così estranee non solo alle esigenze antropologiche obiettive ma, di conseguenza, anche alle regole morali. La creazione della legge civile così come la pratica politica rivelano sempre una concezione dell'uomo che è coerente o in contraddizione con i principi della ragione. La legge civile non è al di sopra dei punti di riferimento della morale. La dottrina sociale della Chiesa ha sempre voluto differenziare il potere politico da quello religioso. Cristo è stato il primo a formalizzarlo, mentre san Paolo e in seguito sant'Agostino e san Tommaso d'Aquino hanno cercato di sistematizzarlo. Ma la secolarizzazione estesa a tutte le realtà, iniziata con la filosofia della Riforma protestante incentrata sull'individuo e sull'interpretazione soggettiva delle Scritture, ha progressivamente favorito la dissociazione del soggetto dal senso del bene comune e della dimensione universale della legge morale in nome del libero arbitrio.

Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494), esponente della filosofia sincretista, è stato tra i primi a voler fare dell'«individuo» il punto di riferimento della società. Attribuisce così a Dio il discorso con cui apostrofa Adamo: «Tutte le creature hanno una natura determinata contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai, da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai [...] perché di te stesso quasi artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che tu avessi prescelto»(5). Definendosi autonomamente, il soggetto diventa così il magistero della propria esistenza e dell'interpretazione dei testi della Parola di Dio. L'uomo del Rinascimento non appare come l'espressione di un essere donato a se stesso e di un invito a donarsi, bensì si concepisce nell'idea di un'autocreazione individuale. E significativo notare come si sostituisca il concetto di persona con quello di individuo. In questo contesto, il potere dell'uomo non è più relativo bensì autosufficiente. In Occidente, siamo passati dalla separazione dei poteri ad un potere politico autosufficiente che trova giustificazione nell'approvazione dei cittadini e, in epoca contemporanea, nel giudizio mediatico. La legge morale, istanza suprema che regolamenta tutte le leggi, è stata secolarizzata e sostituita dalla legge civile che, essendo decisa democraticamente tramite il consenso, otterrebbe valore morale. Questo movimento è sfociato in numerosi totalitarismi, come il marxismo e il nazismo, che abbiamo conosciuto in Europa e le cui ideologie - veri e propri virus intellettuali - hanno inquinato altri continenti e linee di pensiero. li fenomeno prosegue tramite le ideologie del costruttivismo e della teoria del genere (di cui alcune idee sono di origine francese) che, dopo essere state rielaborate negli Stati Uniti e in Canada, ritornano in Europa con la denominazione di french theory per poi diventare una norma internazionale. Questa viene sostenuta dalle agenzie ONU, dalle ONG, dal Parlamento Europeo di Strasburgo e dalla Commissione di Bruxelles queste ideologie raccolgono l'eredità di religioni secolari come il marxismo e il nazismo, di cui l'una si iscriveva nella logica di rovesciamento dei poteri della Rivoluzione francese del 1789 e l'altra, sempre in Francia, nell'odio genocida del regime del Terrore del 1793, durante il quale numerosi cattolici vennero derubati e uccisi. Un'ideologia, ostinatamente negazionista della realtà umana, sostituisce così un'altra ideologia, affermando che l'uomo si crea da sé.

2. L'uomo è in grado di creare o di ricevere il senso della propria esistenza?

Nell'enciclica Caritas in ventate Benedetto XVI: «Con la Lettera apostolica Octogesima adveniens del l 971, Paolo VI trattò poi il tema del senso della politica e del pericolo costituito da visioni utopistiche e ideologiche che ne pregiudicavano la qualità etica e umana. Sono argomenti strettamente collegati allo sviluppo. Purtroppo le ideologie negative fioriscono in continuazione» (n. 14). In tutto il documento il tanto Padre si interroga sull'ideologia tecnocratica che genera sistemi di comprensione dell'uomo e dell'organizzazione della società irreali e contrari sia ai bisogni umani sia al bene comune. Benedetto XVI mette in guardia contro l’utopia di un'umanità tornata all'originario stato di natura» che è un modo «per separare il progresso dalla sua valutazione morale e, quindi, dalla nostra responsabilità» (n. 14). Dietro questa idea «di un'umanità tornata all'originario stato di natura» si manifestano non solo la volontà di decostruire le relazioni economiche in nome della società di mercato, ma anche la concezione di uomo e donna, coppia, matrimonio, famiglia ed educazione dei figli. In questo modo la verità dell'uomo si troverebbe in un tutt'uno indifferenziato per garantire l'uguaglianza, svincolando csìì tale verità da tutti i modelli e le rappresentazioni, concepiti come sovrastrutture che sono in contrasto con desideri primari ed esigenze particolari. In questa concezione non ci si avvicina più all'uomo come a un dato offerto a se stesso e detentore di un'ontologia che gli è propria, bensì come a un essere che si crea e si forma autonomamente. Lungi dall'essere una vocazione che nasce da un appello trascendente e che pertanto possiede già un significato, lo sviluppo umano viene spesso rappresentato attraverso l'idea che l'uomo debba darsi un senso da solo. Però, aggiunge Benedetto XVI, l'uomo «è incapace di darsi da sé il proprio significato ultimo» (n. 16). Riprendendo l'enciclica Populorum progressio`', il Pontefice afferma: «Non vi è dunque umanesimo vero se non aperto verso l'Assoluto, nel riconoscimento d'una vocazione, che offre l'idea vera della vita umana» (n. 16). Altrimenti l'uomo si penserà solo e si rispecchierà in se stesso, senza alcun confronto che non sia con il proprio narcisismo e con la propria autosufficienza, visione che caratterizza lo spirito pagano delle società occidentali permeate di concezioni egotiste. I «fabbricatori di illusioni»-, secondo l'espressio-ne di Paolo VI nella Populorum progressio, «fondano sempre le proprie proposte sulla negazione della dimensione trascendente dello sviluppo, nella sicurezza di averlo tutto a propria disposizione. Questa falsa sicurezza si tramuta in debolezza, perché comporta l'asservimento dell'uomo ridotto a mezzo per lo sviluppo, mentre l'umiltà di chi accoglie una vocazione si trasforma in vera autonomia, perché rende libera la persona» (n. 17). In altre parole, se il soggetto umano sviluppa una personalità particolare, nel senso psicologico del termine, egli non è all'origine del proprio essere, che costituisce la base della propria elaborazione personale e sociale. L'uomo diventa libero, autonomo e vigoroso quando conosce l'origine del proprio essere. In questa prospettiva la fede cristiana costituisce una liberazione, perché Cristo rivela all'uomo la sua verità nell'alfa e nell'omega. Una «verità» che «rende liberi» (cfr. Gv 8,32), e questa verità, che è fra le realtà fondamentali, permette di iscriversi in uno sviluppo costante che, come ci dice Benedetto XVI, è tutt'altra cosa dal costruirsi. Ma questa verità è lontana dall'essere accolta come un dato di fatto. La verità è spesso considerata un prodotto dell'uomo, mentre questa al contrario è scoperta o ricevuta (cfr. n. 34). Ed è così che «la carità nella verità pone l'uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono» (n. 34). Non riconoscendolo, l'uomo è in malafede e si rinchiude nell'egoismo del peccato originale, per utilizzare termini religiosi. Le attuali manipolazioni biologiche per facilitare la fertilità inducono l'uomo a pensare di essere il responsabile della propria origine. Nella sua autosufficienza l'uomo vuole lottare contro il male unicamente con le proprie forze e in nome delle leggi de-mocratiche che egli stesso crea. Cerca di ignorare il si¬gnificato del peccato e del male che ferisce l'uomo, im-maginando di sconfiggerlo con leggi civili che talvolta non fanno altro che rinforzarlo. In questo modo le società occidentali si « giudizializzano» all'estremo, laddove potrebbero venire esercitate forme differenti di mediazione per risolvere litigi e violazioni. Papa Ratzinger sottolinea come l'uomo moderno miri a far coincidere il benessere materiale e sociale con la salvezza o addirittura con la felicità. Volendo salvarsi da sé, non solo si smarrisce ma soprattutto si logora nella depressione", essendo incapace di trovare la propria collocazione relativamente alla fonte del suo essere. Benedetto XVI afferma che «Dio è il garante del vero sviluppo dell'uomo, in quanto, avendolo creato a sua immagine, ne fonda altresì la trascendente dignità e ne alimenta il costitutivo anelito ad "essere di più". l'uo¬mo non è un atomo sperduto in un universo casuale, ma è una creatura di Dio, a cui Egli ha voluto donare un'a¬nima immortale e che ha da sempre amato. Se l'uomo fosse solo frutto o del caso o della necessità, oppure se dovesse ridurre le sue aspirazioni all'orizzonte ristretto delle situazioni in cui vive, se tutto fosse solo storia e cultura, e l'uomo non avesse una natura destinata a trascendersi in una vita soprannaturale, si potrebbe parlare di incremento o di evoluzione, ma non di sviluppo. Quando lo Stato promuove, insegna, o addirittura impone, forme di ateismo pratico, sottrae ai suoi cittadini la forza morale e spirituale indispensabile per impegnarsi nello sviluppo umano integrale e impedisce loro di avanzare con rinnovato dinamismo nel proprio impegno per una più generosa risposta umana all'amore divino. Càpita anche che i Paesi economicamente sviluppati o quelli emergenti esportino nei Paesi poveri, nel contesto dei loro rapporti culturali, commerciali e politici, questa visione riduttiva della persona e del suo destino. È il danno che il "super-sviluppò" procura allo sviluppo autentico, quando è accompagnato dal "sottosviluppo morale"» (n. 29). 1 Paesi cosiddetti sviluppati hanno spesso esportato le loro nuove ideologie, come quelle della teoria del genere, che hanno poi condotto all'infelicità dei popoli. Contrariamente a quanto affermato dalla teoria del genere, il senso dell'esistenza si riceve e va riscoperto nella comprensione della realtà oggettiva e non in sovrastrutture costruite in un a priori di quella che potrebbe essere l'esistenza umana. A questo punto della nostra riflessione è necessario porsi una domanda per conoscere la verità del significato dell'uomo: si tratta di una verità costruita alla stregua dell'ideologia costruttivista e della teoria del genere?
da TONY ANATRELLA, La teoria del “gender” e l’origine dell’omosessualità”. Pp. 17-21.Ed.SAN PAOLO


_____________________________________________________

5. Discorso sulla dignità dell’uomo (1486)
6) cfr. Paolo VI, Enciclica Populorum progressio, dei 26 marzo 1967. Ibid., n. 11.
8) Cfr. Tonv Anatrella, Non a la societè depressive (“No alla società depressiva”), Champs-Fiammarion, P'aris 1993. Un'opera sempre attuale in cui l’ autore sottolinea la deriva della teoria del genere, che neutralizza l’uomo e il padre, presentando i quat¬tro sintomi della depressione sociale: il divorzio, l’omosessualita, la tossicomania e il suicidio.